La Cassazione riqualifica quella fucilata costata la condanna a 9 anni di carcere a Pasquale De Martino per aver ferito il fratello Luigi. Dovrà essere nuovamente giudicato, non per tentato omicidio bensì per lesioni aggravate

ROMA – Il 1° maggio del 2018 erano stati protagonisti, l’uno contro l’altro, d’un fatto che la giustizia rubricò come tentato omicidio dell’uno verso l’altro. Anzi, tentato fratricidio. Già, perché i protagonisti di questa storia sono due fratelli rossanesi di Corigliano-Rossano:
Pasquale De Martino, oggi 28enne, e Luigi De Martino, oggi 32enne.
Sono entrambi ritenuti appartenenti alla mala dei boschi
Entrambi sono volti notissimi agl’investigatori delle forze dell’ordine, a magistrati e giudici per i loro precedenti, tra i quali il loro coinvolgimento nell’inchiesta Fangorn, conclusa nell’estate del 2019 dalla Procura di Castrovillari allora guidata da Eugenio Facciolla sulla cosiddetta mala dei boschi operante nelle zone montane del rossanese, che aveva portato a pesanti condanne nei confronti di numerose persone tra le quali i due germani stessi.
Il “regolamento di conti” tra i due fratelli
Quel giorno della Festa del Lavoro di sette anni e mezzo fa, nel corso d’un acceso regolamento di conti in sospeso tra loro, Pasquale aveva esploso un colpo di fucile da caccia calibro 12 contro Luigi in contrada Aria dei santi nella zona montana rossanese di Piana dei venti proprio nel piazzale antistante l’abitazione del fratello maggiore, ch’era rimasto ferito con lesioni che gli furono giudicate guaribili in 40 giorni, salvo eventuali complicazioni:
a Luigi era praticamente scoppiata la mano destra, con una lesione vascolo-nervosa e l’amputazione d’un dito, oltre alla ferita cutanea della spalla sinistra, e dal presidio ospedaliero di Corigliano-Rossano venne poi trasferito al policlinico di Bari.
A Pasquale vennero contestati i reati di tentato omicidio, con le aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti, di porto illegale in luogo pubblico del fucile da caccia calibro 12, privo di marca, non presente nella banca dati delle armi e quindi arma clandestina, e di ricettazione dello stesso fucile.
Pasquale condannato in primo e secondo grado per “tentato omicidio”
Il 3 novembre del 2023, Pasquale De Martino fu condannato dal Tribunale di Castrovillari a 9 anni di carcere, sentenza che venne confermata dai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro il 4 dicembre del 2024.

La sede della Corte d’Appello di Catanzaro
Solo “lesioni”, ma per il fucile clandestino la condanna è definitiva: ecco perché
Oggi, però, a seguito della recente pronuncia sul “caso” da parte dei giudici della suprema Corte di Cassazione, l’imputazione di tentato omicidio nei confronti del feritore è caduta.
La Cassazione ha infatti annullato, con rinvio alla Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo giudizio, la condanna di Pasquale De Martino, limitatamente all’imputazione di tentato omicidio, disponendo che nel nuovo processo di secondo grado il reato debba essere riqualificato in lesioni personali aggravate.

Ciò in forza dell’unicità del colpo di fucile e della direzione lievemente bassa-alta accertata dalla consulenza balistica, della parte corporea attinta dall’esplosione del colpo, della circostanza che, intercettato dai carabinieri subito dopo l’accaduto, nel corso d’una conversazione con la compagna, l’imputato aveva affermato d’avere colpito il fratello alla mano “spezzando” il fucile, e delle dichiarazioni della stessa vittima che, sentito dagli stessi carabinieri, aveva asserito che il fratello l’aveva sparato a una mano.
Gli altri reati contestati a Pasquale De Martino assumono invece il carattere della definitività, proprio a seguito del vaglio di legittimità da parte dei massimi giudici dell’ordinamento italiano. direttore@altrepagine.it