L’unico imputato a fine maggio scorso uscì assolto in primo grado «per non aver commesso il fatto», ma la Procura di Castrovillari ha appellato la sentenza

CASTROVILLARI – Il 23 maggio del 2024 aveva ricevuto un avviso di garanzia in qualità d’indagato per concorso in omicidio.

A distanza d’un anno e mezzo, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Luca Fragolino, ha disposto l’archiviazione nei suoi confronti.

Si tratta del 47enne pregiudicato coriglianese di Corigliano-Rossano Domenico detto Mario Misciagna, assistito e difeso dall’avvocato Giuseppe Vena.

L’avvocato Vena

Per tutto questo tempo era rimasto iscritto nel registro degl’indagati – a piede libero – per l’omicidio del fruttivendolo 49enne coriglianese Cosimo Costa (foto).

Misciagna era sospettato d’avere partecipato al pestaggio a sangue che la notte tra l’8 e il 9 giugno del 2023 allo Scalo coriglianese ridusse in fin di vita il noto commerciante del posto, spirato il 19 settembre – tre mesi dopo – in una struttura sanitaria di Cosenza dov’era ricoverato.

L’agguato nei confronti del noto commerciante e le indagini di carabinieri e Procura

Costa, secondo la tesi dell’oramai ex sostituto procuratore di Castrovillari, Veronica Rizzaro, fu ammazzato di botte da più persone, ma, a parte i “sospetti” sulle altre 3 persone iscritte nel registro degl’indagati della Procura a piede libero (uno dei quali deceduto qualche mese fa), a processo c’è finito soltanto il pluripregiudicato 45enne Salvatore Lagano, che venne arrestato e incarcerato due mesi dopo il pestaggio a sangue rivelatosi mortale.

Salvatore Lagano

L’indagine era scattata a seguito della trasmissione della comunicazione di notizia di reato effettuata dai carabinieri del Reparto territoriale, nella quale gli stessi investigatori rappresentavano d’essere intervenuti nel Pronto soccorso dell’ospedale “Guido Compagna” data la presenza di Costa con evidenti segni di violentissima aggressione.

Il 49enne versava in condizioni talmente gravi da essere trasportato d’urgenza nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, ma dichiarava d’aver subito quelle gravi lesioni fisiche a seguito d’una caduta accidentale. Ferite che, a parere dei medici, non potevano essere compatibili con la causa dichiarata e che certamente dipendevano da un belluino pestaggio.

Il magistrato titolare del fascicolo procedette a sentire varie persone e dispose una capillare attività d’intercettazioni telefoniche ed ambientali, e da lì era emerso anche il nome di Misciagna. Che, interrogato in numerose occasioni, si dichiarava totalmente estraneo alla vicenda.

Il 23 maggio aveva ricevuto l’avviso di garanzia al fine di “stimolare” le intercettazioni ch’erano ancora in corso.

Le indagini proseguirono, ma dalle tante persone sentite dai carabinieri e dalle attività tecniche non sono mai emersi elementi a suo carico.

La sede della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro

Lagano rimane l’unico imputato

Lagano, frattanto, lo scorso 30 maggio è uscito assolto – «per non aver commesso il fatto» – dal processo celebratosi dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Cosenza in cui è stato difeso dagli avvocati Giuseppe Vena e Giuseppe Bruno, ma alla fine dello scorso mese di novembre il procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha impugnato la sua sentenza. Perciò, l’imputato presto dovrà affrontare un nuovo processo nei suoi confronti al cospetto dei giudici della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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