
CORIGLIANO-ROSSANO – Caro Direttore,
leggiamo con attenzione le Sue critiche all’iniziativa “Schiavonea – Sicurezza e Inclusione, insieme” in programma domenica 8 febbraio e apprezziamo il confronto, perché solo dal dibattito serio nasce la possibilità di affrontare davvero i problemi.
Ci permettiamo però di correggere alcune letture che ci sembrano riduttive o strumentali.
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Non c’è alcuna contraddizione tra chiedere più sicurezza e invocare inclusione.
- Chiedere controlli efficaci, presidi stabili, rispetto delle regole e contrasto alla microcriminalità non significa “chiudere le porte” a nessuno. Significa esattamente il contrario: garantire che chi vive, lavora e rispetta le leggi – italiani e stranieri – possa farlo in serenità, senza subire l’illegalità di pochi che danneggia tutti, residenti storici compresi. L’inclusione di cui parliamo è inclusione nella legalità, non nella tolleranza dell’illegalità.
- La manifestazione non è “buonista” né nega i problemi.
Nasce proprio dalla rabbia e dalla preoccupazione reale di commercianti, famiglie, giovani e anziani che in queste settimane hanno visto Schiavonea finire troppo spesso sulle cronache per episodi violenti, spaccio, risse, degrado. Abbiamo scelto di non cavalcare la paura con slogan divisivi, ma di trasformarla in una proposta civile: più forze dell’ordine, più videosorveglianza, più politiche sociali mirate a prevenire la marginalità che alimenta delinquenza. Se questo viene derubricato a “buonismo”, allora il buonismo è voler continuare a subire invece di pretendere soluzioni. - Il laboratorio di idee / Convivium ha dato una mano organizzativa, non ha imposto nulla.
Abbiamo messo a disposizione competenze, reti di relazioni e un po’ di struttura logistica perché crediamo che la piazza debba parlare con una voce alta ma composta. Non siamo noi a decidere i contenuti: sono i cittadini di Schiavonea, che in questi giorni si stanno incontrando spontaneamente e che hanno chiesto con forza proprio questi due binari – sicurezza vera e coesione sociale – per non lasciare che la nostra frazione diventi ostaggio di chi delinque.
Se il cronista ritiene che sia sbagliato mettere insieme la parola “sicurezza” con la parola “inclusione”, gli chiediamo allora: come si fa a costruire sicurezza duratura in un territorio dove intere fasce di popolazione vivono in condizioni di marginalità e irregolarità? Con la repressione sola? Funziona per qualche mese, ma poi il problema ritorna. Servono entrambe le gambe: pugno duro su chi sbaglia e rete di protezione e regole chiare per chi vuole inserirsi correttamente.
Siamo aperti a ogni critica seria e a ogni suggerimento concreto. Ma non accettiamo la narrazione per cui chi prova a tenere insieme legalità, controlli e coesione sociale stia “annacquando” il problema. Lo stiamo affrontando, invece, nella sua complessità.
La invitiamo a venire domenica in piazzetta Portofino alle 15:30. Potrà ascoltare direttamente le voci dei cittadini di Schiavonea. Forse scoprirà che non sono né razzisti né ingenui: sono semplicemente stanchi di avere paura e stanchi di essere lasciati soli.
Con stima e disponibilità al confronto,
Antonio Brunetti facente parte del Laboratorio di Idee e Componente di “Convivium”
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