CORIGLIANO-ROSSANO – Non è la rabbia a muovere i passi, ma la consapevolezza. Dopodomani, domenica 8 febbraio, la popolosa frazione Marina di Schiavonea, a Corigliano-Rossano, smetterà d’essere solo un “fondale” di cronaca nera per trasformarsi in un laboratorio di civiltà.

Lo slogan scelto, “Sicurezza e inclusione”, non è un ossimoro, ma una dichiarazione d’intenti precisa:

la legalità o è di tutti, o non è.

Alla conferenza stampa tenuta stamane dal comitato promotore di cittadini attivi, c’erano pure il parroco locale, padre Davide Perdonò, l’imam della comunità islamica Laala Abedrahman, e Carmen Florea per la comunità rumena, seduti fianco a fianco. Non per un dialogo interreligioso, ma per una battaglia pragmatica contro il degrado.

Quest’alleanza si prefigge lo scopo di disinnescare il pericolo della xenofobia.

Il messaggio è chiaro:

lo straniero onesto è la prima vittima dell’illegalità.

Padre Davide l’ha detto e ribadito con forza, distinguendo tra i giovani braccianti che arrivano per lavorare e chi, invece, sceglie la via della delinquenza, spesso sfruttando proprio la fragilità dei propri connazionali.

Il comitato promotore non chiede solo più presenza delle forze dell’ordine, sebbene la richiesta di un presidio fisso sia centrale nel documento inviato alle istituzioni. La vera sfida lanciata è “sociale”.

Il “No” ai grandi dormitori è un “Sì” a un’accoglienza diffusa, umana, che permetta il controllo del territorio e impedisca la creazione di zone d’ombra dove prosperano caporalato nel bracciantato agricolo e attività di spaccio di droga tra gl’immigrati presenti a Schiavonea.

Si chiede di poter tornare a vivere le piazze, sottraendole fisicamente al degrado e all’abbandono.

La proposta di un protocollo permanente tra Comune, Prefettura e Diocesi punta a trasformare l’emergenza in gestione strutturale.

La manifestazione di domenica è in programma per le 15,30 con appuntamento sul lungomare di fronte alla statua della Madonnina. E Schiavonea sfilerà per dire che il controllo del territorio non è solo una questione di pattuglie, ma di dignità abitativa e lavorativa.

È una comunità che si riappropria del proprio destino, dimostrando che davanti a coltelli, furti e rapine non ci sono “italiani” o “stranieri”, ma solo cittadini che esigono il diritto di vivere in pace.

Le istituzioni sono avvertite:

Schiavonea non è sola, e la sua risposta è la più difficile da ignorare, perché è una risposta unita. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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