
CORIGLIANO-ROSSANO – S’è conclusa tra gli applausi la marcia su Sicurezza e inclusione a Schiavonea, la popolosa e problematica frazione marina di Corigliano-Rossano.
Un pomeriggio di sole, volti distesi e una partecipazione eterogenea che ha sfilato sotto l’occhio attento degli operatori dell’informazione.
Spenti i riflettori e sciolto il corteo, resta però un interrogativo scomodo:
quanto c’è di concreto in questa “unità d’intenti”, e quanto, invece, è semplice esercizio di retorica sociale?
Il nome stesso dato all’iniziativa da parte del comitato promotore, Sicurezza e inclusione, cela la difficoltà di trovare una sintesi in un territorio dove questi due concetti, spesso, viaggiano su binari opposti. Se da un lato i cittadini chiedono a gran voce un controllo del territorio più serrato — figlio di un’esasperazione reale per episodi di criminalità e degrado — dall’altro si cerca di mantenere una facciata d’accoglienza che fatica a tradursi in politiche strutturali.

Il rischio è che l’inclusione resti un termine da locandina, mentre la sicurezza rimanga un miraggio per chi vive le strade di Schiavonea ogni giorno e ogni notte, e non solo durante una passeggiata domenicale.
La presenza di rappresentanti istituzionali e politici solleva un’altra questione spinosa.
È facile marciare accanto ai cittadini in una domenica pomeriggio senza slogan urlati, molto più complesso è dare risposte alle criticità denunciate da mesi:
l’assenza d’un presidio fisso delle forze dell’ordine, le carenze nell’illuminazione e nella videosorveglianza, l’integrazione “fantasma” d’ampie fasce di popolazione straniera, spesso confinate in zone grigie dove lo Stato fatica ad arrivare.
Nonostante il clima “costruttivo”, la sensazione d’una calma solo apparente è forte. La compostezza del corteo potrebbe essere interpretata non solo come maturità, ma anche come una forma di rassegnazione educata. Schiavonea non ha bisogno d’altri gesti simbolici o di “scenari di dialogo” astratti, ma necessita d’un piano d’interventi che vada oltre la durata d’un mandato elettorale o di un’eco mediatica temporanea.
Affermare – com’è stato affermato oggi pomeriggio – che la manifestazione sia un «primo passo concreto» è un esercizio d’ottimismo che il territorio, forse, non può più permettersi. Senza un cronoprogramma d’interventi tecnici e sociali, il pomeriggio domenicale di Schiavonea rischia d’essere ricordato solo come una bella istantanea d’una comunità che sa guardarsi negli occhi, ma che continua a vivere con la paura e con le spalle al muro. direttore@altrepagine.it