Nella casa degradata di Via Corfù vivevano due marocchini senza permesso di soggiorno scoperti durante l’imponente operazione dello scorso 4 febbraio. Per il proprietario cade l’accusa penale di sfruttamento

CASTROVILLARI – Non basta la condizione d’irregolarità degl’inquilini né lo stato fatiscente dell’immobile, almeno sulla carta, per configurare il reato di sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

Con questa motivazione, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Orvieto Matonti, ha rigettato la richiesta di convalida del sequestro preventivo d’urgenza effettuato dai carabinieri del Reparto territoriale, nonché l’emissione del decreto di sequestro richiesto dal magistrato di turno in Procura a Castrovillari, per l’immobile di Via Corfù a Schiavonea sequestrato all’alba dello scorso 4 febbraio durante l’ultima imponente operazione a contrasto dell’immigrazione clandestina nella popolosa frazione marina di Corigliano-Rossano.

All’interno dell’immobile era stato identificato un 42enne cittadino extracomunitario di nazionalità marocchina privo di permesso di soggiorno che aveva dichiarato d’occupare l’immobile insieme a un proprio connazionale.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il proprietario dell’immobile, A.B., 77enne del luogo (difeso dall’avvocato Mario Elmo), percepiva dai due marocchini un canone mensile di 150 euro a testa e 25 euro al mese da ciascuno per i consumi elettrici, il tutto senza alcun contratto regolare di locazione.

L’accusa puntava sulla presunta iniquità delle condizioni contrattuali. L’immobile, infatti, composto da due vani e un bagno, risulta accatastato nella categoria F/2 (unità collabenti),una classificazione che identifica edifici in grave stato di degrado e ufficialmente inabitabili, e, per gl’inquirenti, affittare a peso d’oro un rudere approfittando della vulnerabilità degli stranieri integrava il fine di trarre un ingiusto profitto.

Il giudice Matonti ha però ribaltato questa tesi, evidenziando come non sussistano i gravi indizi di reato necessari per il sequestro. Basandosi sulla giurisprudenza della Cassazione, l’ordinanza del togato depositata venerdì 13 febbraio scorso, chiarisce che il canone è congruo, vale a dire che la somma di 150 euro a persona non è stata ritenuta manifestamente sproporzionata o esorbitante rispetto ai valori medi di mercato, specialmente considerando che l’appartamento era dotato d’arredi e servizi essenziali come acqua e riscaldamento.

Il fatto che l’immobile sia accatastato in F/2 come “collabente”, inoltre, non significa necessariamente che sia inagibile nella pratica. Il giudice ha rilevato uno scollamento tra dato catastale e dato reale, sottolineando che l’abitazione appariva adeguata ai bisogni abitativi minimi.

Il Tribunale di Castrovillari

Per il reato previsto dal Testo unico sull’immigrazione contestato al proprietario, a parere del giudice non basta la locazione a irregolari, ma serve un’alterazione del rapporto contrattuale a tutto svantaggio della parte debole. In questo caso, il fine dell’indagato appariva come un mero utile economico legato a una locazione, seppur irregolare sotto il profilo fiscale e amministrativo.

In conclusione, il Tribunale ha disposto il dissequestro immediato dell’immobile e la sua restituzione al proprietario.

Restano le sanzioni amministrative per la mancata comunicazione della cessione del fabbricato all’autorità di pubblica sicurezza, ma cade, in questa fase cautelare, la tesi dello sfruttamento penale. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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