La grossa indagine condotta dall’ex procuratore Facciolla e dalla guardia di finanza in 7 anni e mezzo non ha avuto alcun seguito. Nel frattempo qualche “colletto bianco” finito sotto accusa è stato promosso in Municipio o eletto in Consiglio comunale!

CASTROVILLARI – All’alba del 12 luglio 2018 ci fu come un terremoto nell’ex Comune di Corigliano Calabro, che proprio quell’anno s’era ufficialmente fuso con l’ex Comune di Rossano dando vita all’attuale Comune di Corigliano-Rossano:
5 “colletti bianchi” finirono in carcere, 18 agli arresti domiciliari, altri 17 furono destinatari di misure cautelari di sospensione dal pubblico servizio o dell’obbligo di firma nella caserma della guardia di finanza, mentre altri 11 ricevettero avvisi di garanzia in qualità d’indagati a piede libero.
Ben 51 indagati contava quel terremoto giudiziario.
La maxi-inchiesta, condotta dall’allora procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, venne convenzionalmente denominata Comune accordo. E disvelò nomi, cognomi e ruoli d‘un ritenuto comitato d’affari che – negli anni tra il 2012 e il 2017 – avrebbe presieduto l’intero sistema degli appalti pubblici nell’ex Comune di Corigliano.
Mesi e mesi di intercettazioni telefoniche ed ambientali dei finanzieri all’interno degli uffici sospetti di Palazzo Garopoli, l’allora palazzo municipale coriglianese:
nella “rete” investigativa notissimi imprenditori, professionisti e pubblici funzionari comunali.
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Dentro le “viscere” della maxi-indagine
Le accuse, contenute in decine e decine di capi d’imputazione, palesavano una presunta associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, alla frode nelle pubbliche forniture, al falso ideologico, all’abuso d’ufficio e alla corruzione.
Gl’inquirenti delinearono un ritenuto “cartello criminale” di società ed imprese che avrebbe condizionato le procedure d’aggiudicazione ed esecuzione delle gare d’appalto, beneficiando dell’atteggiamento compiacente e colluso dei pubblici funzionari coinvolti.
Pure un assessore dell’allora giunta comunale retta dall’ex sindaco Giuseppe Geraci, il titolare della delega ai Lavori pubblici, Raffaele Granata, finì nelle maglie dell’inchiesta.
Il fine associativo sarebbe stato quello di turbare sistematicamente le gare indette dall’ex Comune coriglianese:
una volta indetta una gara d’appalto, secondo le accuse, il “cartello” presentava molteplici offerte, diversificando il ribasso entro una forbice di valori concordata e tale da garantire il massimo delle possibilità di vincita in danno degli altri concorrenti, con l’esecuzione dei lavori che veniva affidata alle imprese dello stesso “cartello” attraverso subappalti non autorizzati, mentre l’impresa aggiudicataria, a prescindere dall’esecuzione diretta dei lavori, riceveva il 5% del valore dell’appalto aggiudicato mediante falsi servizi o scambi di beni e quindi con false fatture.
La documentazione relativa alla partecipazione delle ditte appartenenti al cartello veniva predisposta – secondo le carte dell’indagine – da un unico centro decisionale appositamente creato dagl’imprenditori, proprio con la funzione di raccordo e coordinamento, mentre i pubblici funzionari partecipi al supposto sodalizio omettevano sistematicamente la vigilanza e il controllo sulle procedure d’aggiudicazione ed esecuzione dei lavori, e intervenivano sistematicamente nell’avvalorare varianti illegittime e false perizie.
In particolare, avrebbero omesso la verifica della legittima cessione e la presenza dei requisiti di qualificazione e d’ordine tecnico-organizzativo nei casi di subappalto nell’esecuzione delle opere, la segnalazione delle irregolarità ai rispettivi uffici e responsabili dei procedimenti, la veridicità delle dichiarazioni delle autocertificazioni presentate, e, più in generale, avrebbero omesso di svolgere le attività di competenza dei loro uffici.
Sarebbero così stati “concertati” affidamenti diretti illegittimi, violazioni ai principi di rotazione e trasparenza, fino ad arrivare ad escludere partecipanti alle gare evidenziando violazioni formali nella presentazione delle domande.
In alcuni casi gli stessi funzionari comunali avrebbero proposto e consentito l’introduzione di nuovi lavori con la previsione di nuovi prezzi delle forniture dei servizi, approvando, senza averne la competenza, varianti ai lavori aggiudicati e modificando sostanzialmente i bandi di gara.
L’omesso controllo e l’illegittima autorizzazione di varianti progettuali, la falsa attestazione della continuità del cantiere e quindi dei lavori, le false o compiacenti perizie, avrebbero determinato l’incremento dei costi delle opere pubbliche. Realizzate, in alcuni casi, con materiali differenti e più economici rispetto a quelli previsti dal capitolato d’appalto. Condotte di frode nelle pubbliche forniture che si sarebbero realizzate attraverso il concordato aumento del prezzo degli arredi urbani fino ad arrivare ad oltre cinque volte il reale valore.
Emblematico il caso di Piazza Giovanni Paolo II, la cosiddetta Piazza salotto al centro dello Scalo coriglianese, dove le 42 panchine, del valore commerciale reale di 860 euro cadauna, erano state pagate dall’ex Comune di Corigliano ben 3700 euro ognuna. Non solo. Già, perché nella stessa piazza, la pavimentazione che doveva avere secondo il progetto un certo spessore, alla prova delle indagini era risultata di spessore ben inferiore.
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Piazza Giovanni Paolo II più nota come “Piazza Salotto”
Numerosi i lavori pubblici finiti tra le maglie della maxi-inchiesta:
quelli per il lungomare di Schiavonea, per i loculi del cimitero, per le condotte idriche, per i lavori di manutenzione contro il rischio idrogeologico, per il rattoppo delle buche stradali e la bitumazione di numerose strade.
La scandalosa “archiviazione del caso” dopo 7 anni e mezzo, quando tutti i presunti reati sono oramai estinti
A distanza di 7 anni e mezzo, però, la Procura di Castrovillari ha mandato a tarallucci e vino la maxi-inchiesta.
Già, perché è notizia di oggi che quell’indagine s’è conclusa con un decreto d’archiviazione firmato dal giudice per le indagini preliminari, Orvieto Matonti, su richiesta della Procura stessa.
Il motivo?
I reati contestati a vario titolo ai 51 indagati sono estinti, perché nel frattempo sono andati tutti prescritti!

Il Tribunale di Castrovillari
Ricapitolando:
le misure cautelari sono del 12 luglio 2018, giorno in cui l’ex procuratore Facciolla tenne una conferenza stampa nel Comando provinciale della guardia di finanza a Cosenza. Alla fine del 2019, il capo dei magistrati inquirenti di Castrovillari venne estromesso dal suo ufficio direttivo per le note vicende giudiziarie che in questi lunghi anni l’hanno personalmente riguardato proprio nell’esercizio della sua funzione di procuratore di Castrovillari. L’ex procuratore Facciolla (da anni trasferito al Tribunale Potenza quale giudice del lavoro) ha subito un processo penale durato sette anni e dal quale lo scorso mese di luglio è uscito completamente assolto.
Invece, della maxi-inchiesta Comune accordo a un certo punto non se ne seppe più nulla:
ai 51 indagati (quelli destinatari di misure cautelari tornati in libertà poco tempo dopo gli arresti) non sarebbe stato mai notificato dalla Procura un avviso di proroga o di conclusione delle indagini preliminari, nulla di nulla. E oggi emerge il decreto d’archiviazione con l’estinzione dei reati contestati per intervenuta prescrizione. Nel frattempo, qualcuno di essi è deceduto senza aver potuto dimostrare la propria eventuale innocenza in un processo, qualcuna è diventata dirigente del Comune di Corigliano-Rossano e qualcuno consigliere comunale della stessa città!
Ecco chi erano i 51 indagati:
Aurelio Armentano
Natale Avolio
Giovanni Barone
Piero Benincasa
Serena Benincasa
Antonio Buonocore
Demetrio Walter Caputo
Francesco Carrieri
Lorenzo Domenico Cersosimo
Francesco Cozza
Rodolfo D’Angelo
Filomena De Luca
Onorina Rosa Donato
Antonio Giorgio Durante
Michelangelo Esposito
Antonio Favaro
Francesco Maria Saverio Favaro
Loredana Filippelli
Rosario Filippelli
Vincenzo Filippelli
Francesco Fino
Emanuele Gradilone
Raffaele Gradilone
Raffaele Granata
Giuseppe Marrazzo
Domenico Massaro
Francesco Milito
Tiziana Montera
Domenico Muzzupappa
Bledar Naci
Pietro Paolo Oranges
Alessandro Perrone
Antonio Perrone
Damiano Perrone
Eugenio Pignataro
Giuseppe Pisani
Pierfrancesco Romano
Vito Giuseppe Sammarro
Giuseppe Scaglione
Filomena Scarnato
Saverio Scorpiniti
Cosimo Mario Servidio
Carmine Sola
Gianbattista Sola
Vito Nicola Sorino
Sandro Salvatore Sprovieri
Francesco Trecroci
Franco Vercillo
Domenico Vona
Mario Vona
Giovanni Zanfini. direttore@altrepagine.it