
ROMA – Era sottoposto a intercettazioni telefoniche il 57enne pluripregiudicato di Cassano Jonio Maurizio Scorza soprannominato ‘U cacagliu, pure nel suo ultimo giorno di vita quando la ‘ndrangheta lo fece ammazzare assieme alla moglie di nazionalità tunisina, la 38enne Hedhli Hanene detta Elena, nel tardo pomeriggio del 4 aprile 2022 in una masseria di contrada Gammellone al confine tra Cassano e Castrovillari.
Scorza era al centro di un’indagine che stavano conducendo i magistrati della Procura di Castrovillari, per un intenso traffico di droga proprio nella cittadina ai piedi del Pollino e sede del Tribunale, dove il cassanese aveva sempre “gravitato” con l’ambizione di diventarne il boss. Anni prima a Castrovillari ci aveva pure abitato, e lì non aveva mai reciso i suoi rapporti criminali dopo che s’era trasferito giù sulla costa, nella vicina Villapiana.
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Il 1° marzo 2024, proprio al termine di quell’inchiesta antidroga della Procura castrovillarese condotta “sul campo” dai carabinieri della Compagnia cittadina, erano state arrestate 7 persone (gl’indagati complessivamente erano però 11), tra cui due figli di Scorza.
Le prime mosse dell’inchiesta erano partite nell’ottobre 2021.
Dallo scorso 30 gennaio, la condanna del maggiore dei figli di ‘U cacagliu, Giuseppe Scorza di 34 anni, è divenuta definitiva.
I supremi giudici della settima sezione penale della Corte di Cassazione, infatti, hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dallo Scorza junior contro la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti, in secondo grado, dai togati della Corte d’Appello di Catanzaro il 28 aprile 2025, a 1 anno e quattro mesi di reclusione oltre a una multa d’oltre 5 mila euro, per la detenzione di un etto di marijuana che gli era stato sequestrato dai carabinieri e da cui sarebbero state ricavabili ben 530 dosi medie, evidenziando come il 34enne fosse inserito in un’ampia rete di spaccio attiva nel territorio di Castrovillari, disponendo di canali d’approvvigionamento stabili. direttore@altrepagine.it