
CATANZARO – I giudici del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro hanno confermato la concessione a un condannato per gravi reati di Corigliano-Rossano di poter continuare a scontare la propria pena in regime di detenzione domiciliare anziché in una cella di carcere.
Tale concessione gli era stata già fatta dal giudice che l’aveva condannato, su richiesta, accolta, da parte suo difensore, l’avvocato Giuseppe Vena.

Il Tribunale di Catanzaro
Si tratta del 37enne extracomunitario di nazionalità marocchina Yassine Elhani (nella foto d’apertura), domiciliato alla Marina di Schiavonea della città jonica, soggetto pericoloso notissimo alle forze dell’ordine, che nel dicembre 2024 fu condannato – col rito abbreviato (che prevede uno sconto di pena pari a 1/3) dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari, a 4 e quattro mesi di reclusione.
Nel processo gli venivano contestati ben 8 reati, tutti gravissimi:
dal tentato omicidio di più carabinieri alla detenzione d’un consistente quantitativo di cocaina ai fini dello spaccio, dal porto abusivo d’una pistola calibro 22 con colpo in canna e sei nel caricatore alla ricettazione della stessa arma da fuoco quale provento di furto, dalla detenzione di numerosi proiettili e munizionamento di vario genere alla resistenza aggravata verso più carabinieri al fine di sottrarsi all’arresto per ben due volte, tra i comuni di Corigliano-Rossano e Roggiano Gravina, fino al danneggiamento aggravato dell’auto dei carabinieri sempre al fine di sottrarsi all’arresto.
Yassine Elhani era infatti ricercato dai carabinieri quando finalmente venne catturato, il 27 febbraio 2024, a seguito di un’attività d’intercettazione telefonica e telematica.

La foto segnaletica del marocchino
Fu indagato nell’ambito dell’inchiesta sull’estorsione mafiosa alla famiglia Gattuso
Il suo nome era emerso nel corso delle indagini sulla ritenuta estorsione mafiosa ai danni della nota famiglia coriglianese dei Gattuso, ma nell’ultima udienza di quel processo che si sta tenendo a Catanzaro, la sua posizione era stata derubricata da quel contesto e i relativi atti trasmessi per competenza dalla Procura distrettuale Antimafia a quella ordinaria di Castrovillari («Nessuna estorsione mafiosa». Il boss Abbruzzese in aula: «Gattuso mi chiese quel favore…»).

La rocambolesca fuga prima della cattura e il processo
Il 27 febbraio 2024 fu protagonista d’una rocambolesca fuga in auto tra Corigliano-Rossano, San Marco Argentano e Roggiano Gravina:
inseguito dai carabinieri d’un Reparto territoriale e d’altre due Compagnie, prima d’essere ammanettato per guadagnare una cella di carcere (Tutti i particolari della rocambolesca cattura).
Nel processo, l’avvocato Vena, nella sua arringa aveva dato una lettura differente ai capi d’imputazione che gravavano sul capo del marocchino, riuscendo a far escludere tutte le aggravanti contestategli e ridimensionando così la vicenda. Elhani era uscito infatti assolto dall’accusa più grave, ovverosia il tentato omicidio dei carabinieri. Perciò, potrà scontare la pena seduto tranquillamente sul divano di casa sua. direttore@altrepagine.it