L’uomo è difeso dall’avvocato Aldo Zagarese: dopo due giorni ha lasciato il carcere di Santa Maria Capua Vetere ed è stato assegnato ai domiciliari   

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Un normale controllo stradale lungo l’Autostrada A/1 Roma-Caserta s’è trasformato in un importante sequestro di droga.

Gli agenti della polizia stradale hanno tratto in arresto F.F., 42enne residente a Mirto-Crosia, intercettato all’altezza del chilometro 732 in direzione Sud, nel territorio comunale di Casapulla, mentre viaggiava a bordo della sua Audi A4 grigia.

Tutto è avvenuto nella mattinata di lunedì 23 febbraio scorso.

A insospettire i poliziotti è stata una manovra repentina dell’uomo che, alla vista della pattuglia, ha frenato bruscamente spostandosi dalla terza alla prima corsia di marcia. Una volta fermato, il forte nervosismo mostrato dal conducente e i suoi precedenti per furto hanno spinto i poliziotti ad approfondire l’ispezione, estendendola al veicolo.

Sotto i sedili dell’auto è emerso il carico illecito:

tre panetti di cocaina, accuratamente sigillati in cellophane e contrassegnati dal logo d’un canguro. Due erano nascosti sotto il sedile del passeggero anteriore, il terzo sotto il sedile del conducente.

Il peso complessivo della droga sequestrata è di quasi 3 chili e mezzo lordi.

F.F. è stato perciò ammanettato e rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Le analisi condotte dalla polizia scientifica di Caserta hanno confermato tramite narcotest l’elevata purezza della polvere bianca.

Oltre alla droga, sono stati sequestrati l’autovettura e lo smartphone dell’uomo.

Durante l’udienza di convalida tenutasi ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Maria Pasqualina Gaudiano, l’indagato – difeso dall’avvocato Aldo Zagarese – ha fornito una versione dei fatti definita dal giudice «poco verosimile».

Il 42enne crosiota infatti ha sostenuto d’essere stato contattato tramite il social network di Telegram da presunti «truffatori», che, dopo avergli sottratto in passato 46 mila euro, l’avrebbero costretto a trasportare la borsa da Roma in cambio d’un compenso non quantificato.

L’uomo ha dichiarato d’ignorare che all’interno vi fosse della cocaina.

L’avvocato Zagarese ha rilevato l’estraneità del 42enne a contesti di narcotraffico e sollevato dubbi circa la consapevolezza della stessa attività di trasporto di sostanza stupefacente, nonché l’assenza, allo stato, d’elementi tecnici atti a determinare il principio attivo effettivamente contenuto nella sostanza sequestrata.

Il giudice ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, sottolineando come le modalità d’occultamento (la droga era divisa sotto due sedili diversi) suggeriscano la piena consapevolezza del trasporto:

tuttavia, il primo giudice ha escluso, per il momento, l’aggravante dell’ingente quantità.

Secondo i criteri giurisprudenziali, infatti, tale aggravante per la cocaina scatta solo quando il principio attivo supera la soglia d’un chilo e mezzo, dato non ancora accertato nel peso lordo complessivo.

Al termine dell’udienza, l’arresto è stato convalidato.

Sebbene il pubblico ministero avesse chiesto la conferma della custodia cautelare in carcere, il giudice ha disposto per F.F. la misura degli arresti domiciliari a Mirto-Crosia, ritenuta sufficiente a prevenire il rischio di reiterazione del reato. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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