
CASTROVILLARI – Nella giornata di ieri, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari, Anna Maria Grimaldi, ha rinviato a giudizio due medici di Corigliano-Rossano per il reato di omicidio colposo, in ordine alle loro ritenute responsabilità professionali nella morte del 29enne coriglianese Eugenio Plastina (foto).
Si tratta del 40enne odontoiatra Salvatore Spina (difeso dagli avvocati Enzo Belvedere e Antonio Madeo), e del 71enne medico di Pronto soccorso Giovanni Putortì (difeso dagli avvocati Angelo Lavorato e Ottorino Pugliese).
La richiesta del processo nei confronti dei due professionisti, disposto ieri con la prima udienza già fissata al prossimo 13 maggio al cospetto del giudice monocratico Rosamaria Pugliese, era già stata avanzata a fine giugno del 2024 da parte del sostituto procuratore di Castrovillari Luca Primicerio.
Per la morte del 29enne si sono costituiti parti civili tutti i suoi familiari (rappresentati dagli avvocati Pierpaolo Cassiano, Ettore Zagarese, Umberto Tarantino, Domenico Chianese e Gianfranco Chiarelli).
L’inchiesta giudiziaria su una morte più che sospetta
Eugenio Plastina morì la sera del 15 marzo 2023 nel Pronto soccorso dell’ospedale “Nicola Giannettasio” di Corigliano-Rossano, poco prima che potesse essere trasferito nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza per le sue critiche condizioni.
L’inchiesta sul suo decesso più che sospetto venne aperta a seguito della circostanziata denuncia che i familiari del povero Eugenio formalizzarono immediatamente ai carabinieri.
Il magistrato inquirente aveva ovviamente disposto l’autopsia al fine d’appurare le eventuali ipotizzate responsabilità e colpe dei medici che l’avevano avuto in cura prima del suo improvviso e inaspettato decesso.
L’esame autoptico era stato effettuato dal dottor Matteo Antonio Sacco, specialista di Medicina legale all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, mentre tutt’e cinque i medici che avevano avuto a che fare col paziente erano finiti sotto indagine, sia quello di famiglia sia quelli di Pronto soccorso degli ospedali “Giannettasio” e “Guido Compagna” di Corigliano-Rossano.
Per gli altri 3 iniziali indagati la Procura aveva archiviato, e a giudizio sono rimasti soltanto in due:
Spina è l’odontoiatra che l’aveva avuto in cura nei giorni precedenti per un ascesso e un’infezione dentale, mentre Putortì era medico di turno nel Pronto soccorso.
Il medico legale incaricato dal magistrato inquirente aveva poi depositato in Procura la corposa relazione conclusiva della sua perizia (Per salvargli la vita sarebbe bastato estrargli un dente!).
Ben 74 pagine, dalle quali sostanzialmente s’evinceva che l’ascesso dentale per il quale il 29enne in quei giorni era sofferente, gli avrebbe procurato un’infezione che non sarebbe stata curata adeguatamente, estendendosi e alla fine soffocandolo. In pratica, sarebbe bastato estrarre il dente e l’infezione sarebbe rimasta circoscritta all’area sottomandibolare.

Il Tribunale di Castrovillari
Le accuse del magistrato inquirente nei confronti dei due medici
Nel capo d’imputazione formulato per cooperazione e concorso in omicidio colposo, il pubblico ministero Primicerio scrive:
«Quanto al dottor Salvatore Spina:
dopo avere sottoposto, in data 8 marzo 2023, Eugenio Plastina, che si era rivolto a lui per un dolore al dente, ad una prima visita odontoiatrica presso il suo studio in Corigliano, all’esito della quale eseguiva una seduta di igiene dentale e consigliava al paziente l’assunzione di Tachipirina ed un antidolorifico oltre che, per telefono il giorno successivo, di un antibiotico, effettuava sul paziente, in data 13 marzo 2023, una seconda visita, eseguendo un esame ortopanoramico, esame che, all’esito, evidenziava una lesione cariosa destruente a carico dell’ottavo elemento dentario a destra prospiciente verso l’apice.
Nonostante l’infezione odontogena diagnosticata, l’inefficacia del trattamento antibiotico espletato, l’anamnesi del paziente ed il peso di 190 chilogrammi riferito quale fattore di rischio per la progressione dell’infezione oltre che uno stato di dispnea lamentato dal paziente, ometteva di eseguire l’avulsione dell’elemento o, in alternativa, di indirizzare il paziente in un centro chirurgico per l’estrazione e, inoltre, anche in considerazione della dispnea lamentata, di prescrivere ed indicare il tempestivo accesso del paziente in Pronto soccorso, mediante certificazione medica idonea ad agevolare l’opera dei successivi sanitari con apposita refertazione, suggerendo l’espletamento di un esame di II livello (Tc) al fine di valutare una eventuale progressione della raccolta nei tessuti molli con complicanze ascessuali;
quanto al dottor Giovanni Putortì:
successivamente all’accesso che Eugenio Plastina effettuava, di sua iniziativa, in data 13 marzo 2023, presso il Pronto soccorso di Corigliano, ove veniva ricoverato, ometteva di disporre un approfondimento radiologico Tc, che avrebbe consentito al paziente di accedere tempestivamente al trattamento chirurgico, malgrado che, in ragione dell’anamnesi, fosse a conoscenza dell’ascesso dentale del paziente e nonostante i valori misurati sia al suo ingresso sia successivamente (in particolare, tachicardia e desaturazione al 91%, forte incremento dei neutrofili e della glicemia, fibrogeno e D-dimero);
inoltre, dimetteva il paziente senza operare alcuna diagnosi differenziale (sotto la voce diagnosi veniva scritto “dispnea”) e ciò in contrasto con le prassi mediche».
Eugenio Plastina in città era più noto col cognome “Bisogni”, che aveva cambiato da poco assumendo proprio quello del padre adottivo, il noto dottore commercialista Carlo Plastina. Era stato accompagnato dai familiari due giorni prima nel Pronto soccorso dell’ospedale “Guido Compagna” di Corigliano-Rossano, da dove era stato poi dimesso con la prescrizione d’una bombola d’ossigeno da usare a casa.
Col trascorrere delle ore, però, le sue condizioni erano peggiorate e la famiglia Plastina aveva deciso di recarsi al Pronto soccorso del “Giannettasio”. Prima dell’arrivo della barella adatta al suo peso corporeo per essere trasferito nell’ospedale di Cosenza, era però spirato. direttore@altrepagine.it