
CASTROVILLARI – S’avvia verso il processo il violento episodio di cronaca che, la sera del 15 gennaio scorso, aveva trasformato la centralissima Via Aldo Moro allo Scalo rossanese di Corigliano-Rossano in un “campo di battaglia”. La Procura di Castrovillari ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 6 cittadini extracomunitari, tutti di nazionalità marocchina, ritenuti i protagonisti d’una brutale aggressione armata nata da dissidi interni alla loro stessa comunità.
Due di loro erano stati arrestati nella nottata stessa della guerriglia urbana e tradotti in carcere a Castrovillari su disposizione del magistrato di turno nella Procura della città ai piedi del Pollino, con gli arresti poi convalidati da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale.
Le indagini, condotte dai poliziotti del Commissariato della città jonica, hanno ricostruito un quadro di particolare ferocia:
non s’è trattato d’una rissa spontanea, bensì di una vera e propria “spedizione punitiva”.
Il gruppo d’aggressori s’era infatti presentato “all’appuntamento” con la violenza armato di bastoni e spranghe, armi bianche artigianali modificate con perizia per massimizzare la capacità di taglio e offesa.
Le accuse mosse dai magistrati della Procura sono pesanti:
lesioni personali volontarie aggravate dal concorso di più persone e dall’uso di armi.
L’inchiesta non s’è fermata alla sola guerriglia di metà gennaio:
gl’investigatori sono riusciti a tirare i fili di una tensione che durava da mesi.

Il Tribunale di Castrovillari
Due dei sei indagati, infatti, sono stati identificati come i presunti responsabili dell’incendio di un’autovettura appartenente a un connazionale, episodio avvenuto qualche tempo prima della sommossa urbana.Un atto intimidatorio che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato il preludio di quello scontro fisico.
A incastrare i sei stranieri è stato il mix tra attività investigativa tradizionale e tecnologia.
Fondamentale s’è rivelata l’analisi dei filmati di video-sorveglianza urbana e dei sistemi di sicurezza degli esercizi commerciali della zona:
i frame, incrociati con le testimonianze delle vittime, hanno permesso di dare nomi e volti ai presunti responsabili. direttore@altrepagine.it