Il procuratore D’Alessio ha affidato le indagini “sul campo” ai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano

CASTROVILLARI – Il sole è tornato a riflettersi sulle acque del Crati, ma per gli abitanti di Sibari e di Corigliano-Rossano quella luce non basta a rischiarare il fango che ancora ricopre i ricordi d’una vita.
L’alluvione di metà febbraio non è stata solo una “calamità naturale”:
per molti, è la cronaca di un disastro annunciato, un film già visto otto anni fa e proiettato nuovamente su uno schermo fatto di argini fragili e promesse mancate.
Una ferita che attraversa il territorio
Il bilancio è pesante come il limo che ha invaso i Laghi di Sibari e le contrade di Lattughelle, Foggia, Thurio e Ministalla. Dalle barche dei Laghi fino ai reperti millenari dell’area archeologica, il fiume non ha fatto distinzioni:
famiglie costrette a fuggire nella notte, aziende agricole distrutte e comparto turistico seriamente compromesso.
Non solo mobili e muri, ma l’identità d’un intero distretto economico.

Il Tribunale di Castrovillari
L’inchiesta giudiziaria: è caccia ai responsabili
Mentre i volontari spalano gli ultimi detriti, la Procura di Castrovillari ha iniziato a scavare tra le carte.
Il procuratore capo Alessandro D’Alessio vuole risposte chiare:
la gestione dell’emergenza è stata corretta?
Perché le barriere non hanno retto?

Il procuratore di Castrovillari D’Alessio
Al momento il registro degl’indagati è vuoto, ma il lavoro dei carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano diretti dal tenente colonnello Marco Gianluca Filippi, cui il capo dei magistrati inquirenti di Castrovillari ha delegato le indagini “sul campo”, si preannuncia meticoloso. L’obiettivo è trasformare la “rabbia sociale” in verità giudiziaria.

Il comandante dei carabinieri di Corigliano-Rossano, Filippi
Verso la ricostruzione (o l’attesa della prossima piena?)
Oggi i residenti sono tornati nelle loro case, ma la paura non se n’è andata. La solidarietà ha fatto miracoli, ma non può sostituire l’ingegneria idraulica. Senza un intervento strutturale immediato, la Sibaritide resterà un gigante dai piedi d’argilla, condannato a contare i danni ogni volta che il cielo si fa scuro. direttore@altrepagine.it