Maxiprocesso “Athena 2”: la Cassazione annulla (con rinvio) la misura cautelare di Nicola Abbruzzese per motivi di salute

ROMA – Il 16 dicembre dell’anno scorso è stato condannato, in primo grado, a 5 anni e un mese di carcere, nel maxiprocesso anti-‘ndrangheta Athena 2 che ha portato alla sbarra tutti i ritenuti fiancheggiatori del 40enne boss di Cassano Jonio e della Sibaritide Leonardo Abbruzzese detto Nino oppure Castellino (foto), durante i suoi quattro mesi di latitanza che tra la fine di giugno e il mese d’ottobre del 2023 lo videro dapprima nascosto in un alloggio delle case popolari dello Scalo di Spezzano Albanese per poi essere trasferito a bordo di un’autoambulanza in una villa di Bari – dov’era stato stanato dai carabinieri – per sfuggire alla cattura nell’ambito della precedente operazione anti-‘ndrangheta che ha portato alla celebrazione del maxiprocesso Athena.
Si tratta del suocero del boss, il 66enne Nicola Abbruzzese di Spezzano Albanese, finito in carcere il 15 novembre 2024,mentre il genero nel frattempo è stato condannato a 20 anni in Athena e a 13 anni e sei mesi in Athena 2 e da tempo è detenuto in regime di carcere duro al 41-bis.
Nell’inchiesta Athena 2 sulla latitanza di Nino Abbruzzese, diretta dai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro e condotta “sul campo” dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, erano finite in carcere altre 15 persone tra Cassano Jonio, Spezzano Albanese, Terranova da Sibari e Bari, accusate a vario titolo di favoreggiamento nei confronti del boss cassanese, e non solo.
Nel corso delle indagini era infatti emerso pure un inedito quanto intenso traffico e spaccio di droga gestito proprio dal suocero e dai due cognati del capo-‘ndrangheta, e degli episodi estorsivi, oltre agli appoggi logistici in quel di Bari garantiti a Castellino dalla famiglia mafiosa del capoluogo pugliese dei Lovreglio.
Il maxiprocesso di primo grado, celebrato col rito abbreviato al cospetto del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Lidia Teresa Gennaro, s’è concluso due mesi e mezzo fa con oltre 70 anni di carcere inflitti nei confronti di undici dei complessivi quindici imputati, tra i quali Nino Abbruzzese e il suocero.
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Il ricorso in Cassazione di Nicola Abbruzzese
Frattanto, nei giorni scorsi, i giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione hanno accolto integralmente il ricorso proposto dai legali di Nicola Abbruzzese, gli avvocati Luigi Luppino e Domenico Caputo, annullando con rinvio l’ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva confermato la sua custodia cautelare in carcere proprio nell’ambito del maxiprocesso Athena 2, nonostante le sue gravi condizioni di salute.
Nicola Abbruzzese, detenuto nel carcere di Bari, è infatti affetto da diverse patologie certificate.
La Cassazione, accogliendo i motivi del ricorso difensivo, ha censurato i motivi espressi dai giudici del Riesame catanzarese, accogliendo le doglianze contenute nel ricorso dei suoi avvocati, che hanno ribadito un principio fondamentale:
il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, non può essere sacrificato di fronte a un rischio concreto per la vita, anche in presenza d’esigenze cautelari.
A seguito dell’annullamento dell’ordinanza cautelare, gli atti adesso tornano di nuovo al Tribunale del riesame catanzarese.

Presto il Tribunale di Catanzaro dovrà decidere sulla sorte detentiva del suocero del boss
I giudici dovranno riesaminare la posizione di Nicola Abbruzzese alla luce delle indicazioni espresse dalla Cassazione, valutando l’applicazione di misure meno afflittive nei confronti dell’imputato, come gli arresti domiciliari, idonee a garantirgli le cure che gli sono necessarie per poter vivere. direttore@altrepagine.it