
ROMA – Il 25 marzo dell’anno scorso i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro l’avevano condannato per furto, ma lui non s’era dato per vinto, e, attraverso il suo avvocato difensore, aveva proposto ricorso per cassazione al fine di vedersi annullata la sentenza di condanna. L’ennesima, dal momento che il protagonista del caso è un noto pluripregiudicato.
Si tratta del 52enne rossanese di Corigliano-Rossano Giuseppe Morfò.
A mettere la parola “fine” su una delle sue ultime vicende giudiziarie è toccato ai supremi giudici della settima sezione penale della Corte di Cassazione, che, attraverso una loro articolata ordinanza, il ricorso di Morfò l’hanno motivatamente dichiarato «inammissibile».
I giudici di legittimità del terzo e ultimo grado di giudizio, hanno confermato l’impianto accusatorio nei suoi confronti, avendo respinto punto per punto i ben 11 motivi di ricorso presentati dalla difesa.

L’ordinanza della Cassazione, emessa a seguito dell’udienza dello scorso 14 gennaio, le cui motivazioni sono state depositate il 27 febbraio, ha evidenziato come la maggior parte delle contestazioni difensive fossero «fuori fuoco» o «manifestamente infondate».
La suprema Corte ha rilevato, inoltre, una «mancanza di specificità» negli stessi motivi del ricorso, «spesso limitati a riproporre questioni già discusse e risolte nei precedenti gradi di giudizio, senza un reale confronto critico con le motivazioni della Corte d’Appello».
Oltre alla conferma della condanna – che dunque assume il crisma della definitività – Giuseppe Morfò è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento d’una somma di 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende. redazione@altrepagine.it