CASTROVILLARI – Non fu un raptus improvviso, ma il culmine di un’ossessione durata anni. La sentenza emessa qualche giorno fa dal Tribunale di Castrovillari aggiunge un tassello fondamentale alla ricostruzione della furia del 50enne Natalino Pirro (foto), già noto alle cronache per la sparatoria del 30 ottobre 2022 all’interno e all’esterno del circolo ricreativo “La torre” ubicato nel centro storico coriglianese di Corigliano-Rossano, quando con un fucile ferì due persone.

Duplice tentato omicidio: inflitti 5 anni al “fuciliere” Pirro. Era incapace d’intendere e volere

Il luogo in cui avvenne la sparatoria di oltre tre anni fa

Un’escalation durata due anni

Mentre la condanna per duplice tentato omicidio riguardava l’irruzione armata nel circolo ricreativo, questa nuova sentenza firmata dal giudice Manuel Carotenuto del Tribunale di Castrovillari si concentra sulle radici del conflitto. Le indagini hanno dimostrato che Pirro aveva iniziato a perseguitare Pasquale Coppola, titolare del circolo, già due anni prima del fatto di sangue.

I dettagli emersi dipingono un quadro d’intimidazioni costanti:

messaggi inequivocabili inviati tramite WhatsApp e Messenger e intimidazioni fisiche. In una circostanza Pirro avrebbe ostentato una pistola sotto la maglietta passando davanti all’attività della vittima.

Il movente?

Vecchi rancori legati a presunte “attenzioni” rivolte alla compagna di Pirro, un sospetto che ha alimentato un’avversione profonda verso Coppola e alcuni suoi parenti.

Pirro e la compagna Larisa Parvanova, pure lei condannata

Nell’ultimo processo Pirro ha scelto la strada del rito abbreviato, ottenendo così la riduzione della pena pari a un terzo, ch’è stata fissata a due mesi e venti giorni.

Pasquale Coppola, costituitosi parte civile, rivendicherà il risarcimento per i danni subiti.

Il giudice ha disposto la confisca definitiva di tutte le armi e munizioni al tempo sequestrate dai carabinieri.

La nuova condanna di Pirro conferma la tesi dei magistrati della Procura di Castrovillari:

la sparatoria ai piedi del Castello ducale non fu un evento isolato, bensì l’atto finale d’un disegno intimidatorio che le vittime avevano tra l’altro già denunciato. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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