
GUASTALLA (Reggio Emilia) – Un passaggio di mano, 100 euro in contanti, e l’intervento immediato dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità.
S’è conclusa così la carriera (almeno per ora) del dottor Bruno Panno, 64 anni, originario del comune di Oriolo, dal 2011 alla guida del reparto di Ortopedia nell’ospedale civile di Guastalla in provincia di Reggio Emilia.
L’arresto in flagranza di reato non è stato un colpo di fortuna dei carabinieri, ma l’apice di un’indagine meticolosa coordinata dalla Procura di Reggio Emilia.
Il meccanismo del “peculato invisibile”
Nonostante il dottor Panno fosse regolarmente autorizzato all’attività intramoenia (la libera professione esercitata all’interno delle strutture pubbliche), secondo l’accusa avrebbe creato un circuito parallelo. Il meccanismo ipotizzato dagl’inquirenti era semplice quanto sistematico, con prestazioni che venivano effettuate regolarmente negli ambulatori ospedalieri senza mai essere registrate, col paziente di turno che pagava in contanti direttamente al medico, anziché passare per gli sportelli del Centro unico di prenotazione o per le casse automatiche, e l’omessa registrazione sul software aziendale “Arianna” che faceva sparire ogni traccia della visita.

L’ospedale di Guastalla e il suo ex primario
Oltre il danno economico: il caos nelle liste d’attesa
Le accuse di peculato e falsità ideologica non riguardano solo il denaro sottratto all’Azienda sanitaria (che per legge trattiene una quota delle prestazioni private per coprire i costi di gestione). Il sostituto procuratore di Reggio Emilia Stefano Finocchiaro e il maggiore dei carabinieri del Nas Domenico Guerra hanno sollevato un problema ancora più sistemico:
l’interruzione della trasmissione dei dati al Ministero della Salute.
Se le visite non esistono per il sistema informatico, i tempi medi delle liste d’attesa vengono falsati, impedendo una programmazione corretta delle risorse e danneggiando il diritto alla salute della collettività.
L’oramai ex primario è stato inizialmente assegnato agli arresti domiciliari nella sua abitazione. Dopo la convalida dell’arresto, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia ha disposto la sua immediata liberazione, applicandogli la misura cautelare interdittiva dell’esercizio della professione medica. direttore@altrepagine.it