
ROMA – Deve rimanere agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico di sicurezza il 29enne di nazionalità rumena Zoltan Nagy, domiciliato a Corigliano-Rossano e accusato d’omicidio stradale aggravato per il tragico incidente avvenuto la notte tra il 6 e il 7 settembre dell’anno scorso lungo la Strada statale 106 jonica, in cui perse la vita il 21enne Giovanni Iacoi di Mirto Crosia, un brillante studente universitario di Ingegneria (foto).
Il mortale sinistro avvenne nel tratto compreso tra i comuni di Corigliano-Rossano e Mirto-Crosia, in contrada Foresta.
I giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione hanno dichiarato «inammissibile» il ricorso presentato dalla difesa dell’indagato, confermando la gravità degl’indizi a suo carico e il pericolo che possa fuggire prima del processo a suo carico.

Un’immagine del tragico fatto
La dinamica del tragico schianto
L’incidente aveva visto coinvolte la Mercedes Classe B condotta dal rumeno e la Ford Fiesta guidata dalla vittima.
Secondo le ricostruzioni tecniche e i rilievi planimetrici effettuati dai carabinieri del Reparto territoriale, l’impatto fatale era avvenuto all’interno della corsia della Ford Fiesta, invasa dalla Mercedes di Nagy che viaggiava a velocità elevata.
L’urto era stato talmente violento da sbalzare il conducente della Ford fuori dall’abitacolo, causandone il decesso.

Un’altra immagine del post-incidente
Guida senza patente e stato di ebbrezza
Il quadro probatorio delineato dai giudici è apparso sin da subito pesantissimo per il cittadino rumeno. Gli accertamenti avevano infatti rivelato che non aveva mai conseguito la patente di guida, condotta per la quale era già stato sanzionato in passato.
Non solo. Il 29enne s’era messo alla guida in stato d’ebbrezza alcolica, con un tasso di 2,36 g/l rilevato a circa due ore dal fatto:
durante l’interrogatorio di garanzia conseguente al suo arresto aveva ammesso d’avere bevuto alcolici e superalcolici in rapida successione prima di mettersi al volante della vettura di grossa cilindrata.
Al contrario, gli esami effettuati sulla vittima non avevano evidenziato alcuna traccia d’alcol o di sostanze stupefacenti.
Il verdetto della Cassazione
La difesa del rumeno aveva tentato di contestare la ricostruzione del nesso causale e la sussistenza delle esigenze cautelari, definendo come «apodittiche» e «basate su meri sospetti» le motivazioni del Tribunale del riesame di Catanzaro, che il 7 ottobre dell’anno scorso aveva confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari col braccialetto elettronico già disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari nei confronti del rumeno.
La suprema corte ha però rigettato ogni obiezione nella sentenza emessa lo scorso 17 febbraio le cui motivazioni sono state depositate il 4 marzo, pochi giorni fa:
i giudici di legittimità hanno infatti confermato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato vista la «pervicacia» dell’indagato e la sua «indifferenza verso l’incolumità altrui».

È stato inoltre ribadito il pericolo di fuga:
Nagy, durante il suo ricovero in ospedale, avrebbe manifestato in lingua rumena l’intenzione di scappare, dialogo intercettato e riportato agl’inquirenti.
A questo s’aggiunge la mancanza d’un solido radicamento sul territorio italiano e la precarietà lavorativa dell’uomo.
Le conseguenze legali
Oltre alla conferma della misura cautelare degli arresti domiciliari, Nagy è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende.
Resta ferma l’impossibilità di bilanciare le attenuanti con le aggravanti contestate (guida in stato d’ebbrezza e senza patente), come previsto dalle norme vigenti per i casi più gravi d’omicidio stradale. direttore@altrepagine.it