ROMA – Si chiude con una condanna definitiva a dieci mesi di reclusione (pena sospesa) e alla sospensione della patente di guida per 2 anni e sei mesi, la vicenda giudiziaria di Angela Assunta Tempesta, 47enne di Castrovillari.

La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato «inammissibile» il ricorso presentato dalla donna contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano del 19 settembre 2025 che l’aveva riconosciuta colpevole.

Il fatto accaduto in Lombardia e la condanna

La vicenda giudiziaria trae origine da un incidente stradale in cui la donna era stata ritenuta responsabile dal Tribunale di Monza per il reato d’omissione di soccorso.

L’imputata era stata infatti condannata sia in primo che in secondo grado di giudizio.

L’incidente era avvenuto in un contesto particolare:

durante il lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19, la donna si trovava alla guida di un’auto di cortesia noleggiata in un’officina, con la quale aveva investito un pedone per poi fuggire senza prestargli soccorso.

I motivi del ricorso

La difesa aveva basato il ricorso in Cassazione su due punti principali:

la contestazione dell’identificazione della Tempesta quale effettiva conducente del mezzo, e il mancato riconoscimento della causa d’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

La decisione della suprema corte

I giudici della settima sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni della loro ordinanza, hanno smontato pezzo per pezzo le tesi difensive.

Per quanto riguarda l’identificazione, hanno ritenuto il motivo inammissibile poiché «palesemente versato in fatto e già correttamente vagliato nei precedenti gradi di giudizio».

A inchiodare la donna erano stati molteplici indizi:

era l’esclusiva utilizzatrice dell’auto di cortesia nel periodo del sinistro e aveva persino presentato una denuncia alla propria assicurazione per un incidente compatibile coi tempi del fatto.

Fondamentale era stata anche la testimonianza della vittima, ritenuta pienamente attendibile, che era riuscita a rilevare targa e modello del veicolo.

Netta anche la chiusura sulla «particolare tenuità»:

la Cassazione ha sottolineato la gravità delle lesioni causate al pedone e la «condotta di consapevole sottrazione agli obblighi di legge».

L’esito finale

Oltre alla conferma della condanna, la ricorrente è stata anche condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende.

La decisione della Cassazione, assunta il 18 febbraio scorso, è stata depositata in cancelleria il 4 marzo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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