Dal penitenziario faceva proselitismo di radicalizzazione… on-line attraverso uno smartphone coi social network di Facebook e Telegram

CORIGLIANO-ROSSANO – L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro su Halmi Ben Mahmoud Mselmi, cittadino tunisino residente a Cosenza che da tempo era detenuto nel carcere di Corigliano-Rossano, delinea un profilo inquietante:

quello del “lupo solitario” 2.0. Non più solo un fruitore passivo di contenuti radicali, ma un attivo centro d’irradiazione ideologica, capace di proseguire la propria missione persino da dietro le sbarre.

Il sigillo del carcere duro e il trasferimento dal penitenziario cittadino

La decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio d’applicargli il regime carcerario duro del 41-bis e di spedirlo in un carcere di massima sicurezza segna un punto di svolta.

Solitamente riservato ai vertici delle mafie, il carcere duro è stato invocato dalla Dda per interrompere i canali di comunicazione di Mselmi.

Secondo le informative del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, l’uomo avrebbe continuato a fare proselitismo all’interno del carcere di Corigliano-Rossano, tentando d’influenzare altri detenuti e di consolidare la propria rete d’influenza ideologica, utilizzando la rete di Internet attraverso uno smartphone fattogli misteriosamente recapitare in cella.

L’archivio del terrore su Telegram

Le indagini, condotte dalla Digos col supporto dei servizi di sicurezza nazionali, hanno svelato un ecosistema digitale dedicato al jihadismo.

Attraverso i profili Facebook “Jàs Sém” e “Hel Mi”, Mselmi diffondeva il pensiero del predicatore saudita Khaled Al Rashed.

Su Telegram, gl’inquirenti hanno rinvenuto materiale di natura tattico-militare con istruzioni per la fabbricazione d’ordigni artigianali e guide per attacchi a obiettivi civili.

Tra i file sequestrati, anche i video dell’attentato al Crocus City Hall di Mosca, utilizzati come strumenti di propaganda e “ispirazione” per potenziali nuove azioni.

La strategia processuale e il secondo indagato

Mentre la posizione di un secondo indagato, Skander Ben Fehri Bahroun, resta al vaglio degl’inquirenti come presunto complice nella diffusione dell’ideologia, il processo a Mselmi entra nel vivo.

La difesa, affidata all’avvocato Giovanni Cadavero, ha optato per il rito abbreviato. Questa scelta processuale cristallizza le prove raccolte finora (incluse le intercettazioni in cui l’imputato inneggiava al martirio sulla via di Allah) in cambio d’uno sconto di pena.

«La cosa più facile è morire sulla strada di Allah»:

questa frase, intercettata nelle chat, è diventata il pilastro su cui la Dda catanzarese guidata dal procuratore Salvatore Curcio coi procuratori aggiunti Giulia Pantano e Paolo Sirleo, ha costruito l’accusa di terrorismo internazionale.

Sarà processato dal Tribunale di Catanzaro

Prossime tappe

Il 14 maggio prossimo sarà una data cruciale. Nell’aula bunker o davanti al giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro, il sostituto procuratore Alessandro Riello terrà la sua requisitoria.

Il Ministero dell’Interno, che si costituirà parte civile, ha già inviato un segnale chiaro:

la vicenda di Mselmi non è solo un caso di cronaca locale, ma una questione di sicurezza nazionale che vede la Calabria come inaspettato crocevia di percorsi di radicalizzazione transnazionale. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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