CORIGLIANO-ROSSANO – Ci sono esistenze che sembrano segnate da un destino beffardo, una sorta di conto aperto con la strada che non trova pace.

Quella di Antonio De Simone da tutti affettuosamente chiamato Tonino, ingegnere biomedico di 53 anni, originario di Corigliano e residente a Roma, s’è spezzata proprio a Roma all’alba di Capodanno dell’anno scorso, sulla diramazione Sud dell’Autostrada A1. La sua, però, non è solo la cronaca d’un incidente stradale:

è il racconto di una famiglia che si batte contro quella che definisce una «giustizia dimezzata».

Una vita tra eccellenza e fragilità

Tonino non era un uomo qualunque. Orfano di padre prima ancora che fosse nato — anche lui vittima d’un incidente stradale avvenuto poche ore dopo il matrimonio — era stato cresciuto come un figlio dallo zio materno, l’ingegnere coriglianese Giuseppe Scorzafave.

Dopo una laurea con lode e una carriera professionale che l’aveva portato dal Brasile all’Inghilterra, Tonino era tornato a Roma per dare voce a chi non l’aveva.

Vicepresidente del canile-gattile della Muratella, dedicava le sue giornate a curare gli animali che nessuno voleva:

gatti ciechi, mutilati, malati. Un uomo «dolce e introverso» che aveva trasformato il proprio dolore in dedizione.

La notte dell’incidente

Il primo gennaio 2025, il tragico micidiale incidente. L’utilitaria di Tonino travolta da una potente berlina, lui che muore sul colpo, la compagna che sopravvive con danni permanenti. E poi il fatto più grave:

l’automobilista che li ha travolti è infatti accusato non solo d’omicidio stradale, ma anche d’omissione di soccorso.

Secondo la ricostruzione, non si sarebbe fermato a prestare aiuto.

La battaglia dei familiari contro il “patteggiamento” chiesto dall’imputato

Oggi la famiglia Scorzafave, attraverso la voce dello zio Giuseppe, lancia un appello accorato al Tribunale di Roma.

Il motivo?

Una richiesta di patteggiamento da parte dell’imputato a soli 2 anni di reclusione, senza iscrizione al casellario giudiziale:

«Non vogliamo soldi. Non esiste cifra che possa risarcirci», spiega l’ingegnere Scorzafave.

«Chiediamo che il giudice non accolga il patteggiamento.

Vogliamo che la responsabilità venga accertata in un’aula di tribunale, non mediata in un ufficio».

I familiari di Tonino De Simone denunciano una serie di zone d’ombra che hanno caratterizzato i mesi successivi alla tragedia:

Non è stata effettuata l’autopsia sul corpo senza vita di Tonino, nonostante l’accusa di fuga non è stato disposto l’arresto né il ritiro immediato della patente all’odierno imputato. La famiglia della vittima, inoltre, non avrebbe ricevuto risposte chiare nemmeno sul sequestro dei veicoli coinvolti.

Il rifiuto del risarcimento economico

In un sistema legale dove l’offerta economica spesso apre la strada a sconti di pena, la famiglia De Simone ha scelto la via più difficile:

ha respinto ogni proposta economica. Per la madre è lo zio della vittima, infatti, accettare quel denaro significherebbe mettere un prezzo alla vita di Tonino.

La vicenda di Tonino De Simone diventa così un simbolo della lotta tra il diritto procedurale (che punta a chiudere i processi velocemente) e il diritto alla verità delle vittime.

Mentre i suoi nove gatti “malconci” aspettano ancora un padrone che non tornerà, i familiari attendono che un giudice decida se 2 anni di pena possano davvero bastare a bilanciare il peso d’una fuga e d’una vita spezzata. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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