
CATANZARO – Il collegio dei giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro ha rigettato i ricorsi presentati e discussi dai difensori del 44enne pluripregiudicato di San Lorenzo del Vallo Alessandro Scorza e del 46enne di Spezzano Albanese Giuseppe Ciliberti, noto alle forze dell’ordine.
I due, dunque, trascorreranno le feste pasquali in carcere, come deciso dal giudice per le indagini preliminari dello stesso Tribunale catanzarese, Gilda Danila Romano, che all’alba dello scorso 12 marzo ne aveva ordinato gli arresti ai carabinieri della Stazione di Spezzano Albanese e della Compagnia di San Marco Argentano che avevano effettuato le indagini sul loro conto.
Nei loro confronti gravano le pesanti accuse relative a due tentate estorsioni aggravate dal metodo e dalla finalità d’agevolazione mafiosa, formulate dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia catanzarese, Alessandro Riello, che aveva motivatamente sollecitato al gip i due provvedimenti carcerari.
I due indagati sono difesi dagli avvocati Fiorella Bozzarello, Luca Acciardi e Gabriella Petrone.

Il Tribunale di Catanzaro
L’inchiesta punta i riflettori su due ex cantieri di lavori pubblici di Spezzano e San Lorenzo, i cui imprenditori titolari degli appalti avrebbero più volte ricevuto le “visite” dei due indagati che avrebbero avanzato loro richieste estorsive per conto «degli amici».
Tra febbraio e aprile dell’anno scorso, l’imprenditore Cataldo Morise di Cirò Marina, titolare d’una impresa impegnata nella posa del porfido nel centro storico di Spezzano, sarebbe stato avvicinato ben tre volte.
Secondo la Procura antimafia, Scorza e Ciliberti avrebbero utilizzato il linguaggio tipico dei contesti di ’ndrangheta, presentandosi come “intermediari”.
Morise, però, avrebbe rifiutato d’aderire alla richiesta del “pizzo”.

La caserma dei carabinieri di Spezzano Albanese: da qui sono partite le indagini
Leggermente più datata la seconda tentata estorsione, contestata al solo Ciliberti:
l’11 novembre 2024 si sarebbe presentato sul cantiere della Scuola per l’infanzia di San Lorenzo, chiedendo al titolare dell’impresa che vi stava lavorando, Claudio Lanzino, una tangente del 6% sul valore complessivo dell’appalto, ovvero 40 mila euro. Pure qui, senza sortire il risultato.
Un elemento che pesa nell’ordinanza del gip che ha mandato in carcere Scorza e Ciliberti è la valutazione degli eventi successivi ai rifiuti opposti da parte dei due imprenditori:
in particolare, per il cantiere di San Lorenzo, viene ipotizzato un collegamento tra il “No al pizzo” di Lanzino e un incendio doloso che colpì l’area dei lavori durante la chiusura estiva dell’anno seguente.
Il quadro delineato dal gip Romano si poggia sulla “specularità” delle presunte condotte:
modalità quasi identiche per colpire soggetti diversi, ma accomunati dalla gestione d’appalti pubblici.
Per Scorza, l’ordinanza richiama le sue condanne definitive per furti e rapine e i precedenti assai recenti di gravissime minacce ai carabinieri di Spezzano («Non avete capito un cazzo di come funziona a Spezzano e San Lorenzo»), oltre ai suoi legami familiari con figure già note alla giustizia antimafia, pur riconoscendo che l’indagato non ha precedenti per associazione mafiosa.
Per Ciliberti vengono invece evidenziati i suoi piccoli precedenti di polizia datati 2004 e 2006. direttore@altrepagine.it