
CATANZARO – S’è concluso nel Tribunale di Catanzaro il primo grado del maxiprocesso anti-‘ndrangheta Boreas, scaturito dall’inchiesta e dall’operazione di polizia giudiziaria che giusto un anno fa aveva portato in carcere gl’indagati disvelando i tentacoli della criminalità organizzata di Cariati capaci di spingersi ben oltre i confini nazionali.
Il giudice per l’udienza preliminare, Massimo Forciniti, nella serata di ieri ha emesso la sentenza nei confronti degl’imputati che avevano chiesto e ottenuto d’essere giudicati col rito abbreviato:
sono 9 condanne e 2 assoluzioni, che ridisegnano la mappa del potere criminale cariatese tra il Basso Jonio cosentino e la Germania e aderiscono in modo praticamente perfetto alle richieste di condanna e assolutorie ch’erano state formulate al termine della propria requisitoria, tenuta all’inizio dello scorso mese di febbraio, dal pubblico ministero della Direzione distrettuale Antimafia, Elio Romano, che nel maxiprocesso Boreas ha rappresentato la pubblica accusa.

Il Tribunale di Catanzaro
La sentenza e i nomi
La condanna più pesante è stata inflitta a quello che gl’inquirenti considerano il boss al vertice della ‘ndrina di Cariati:
al 62enne Giorgio Greco (nella foto d’apertura) sono stati inflitti 12 anni di carcere.
Non meno rilevante la posizione di Aldo Marincola, nipote di Cataldo Marincola, uno degli storici boss di Cirò Marina, condannato a 8 anni e quattro mesi.
Ecco il dettaglio delle altre condanne decise dal gup:
Gaetano Roberto Bruzzese, 57 anni: 10 anni;
Olindo Celeste, 41: 10 anni;
Alfonso Cosentino detto Fofo’, 45: 10 anni;
Rocco Francesco Creolese, 38: 8 anni;
Giulio Graziano, 58: 10 anni e otto mesi;
Cataldo Scilanga, 49: 8 anni e otto mesi;
Antonio Russo, 32: 2 anni.
Escono invece assolti dal processo il 37enne Antonio Mangone e il 43enne Cataldo Rizzo.

I reati contestati
L’Antimafia di Catanzaro delinea un’associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni che venivano compiute nel Basso Jonio cosentino come in Germania:
tra le principali vittime, gli stessi cariatesi domiciliati nel ricco Paese teutonico dove gestivano attività economiche, in particolare ristoranti e pizzerie.
I reati, a vario titolo ipotizzati e contestati, sono infatti quelli d’associazione di tipo ‘ndranghetistico, estorsione – consumata e tentata – trasferimento fraudolento di valori, false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o d’altri in concorso.
L’organigramma della ‘ndrina cariatese: boss e picciotti “propaggini” del vicino crimine di Cirò
Le indagini hanno riguardato l’operatività sul territorio di Cariati dell’organizzazione ‘ndranghetista, di cui è stato ricostruito l’organigramma, coi ruoli dei vari associati, nonché le plurime attività illecite poste in essere, rispettivamente, dagl’indagati, e i vari settori d’operatività.
Un’organizzazione criminale con proiezione in Germania, che utilizzava metodi violenti finalizzati all’imposizione di prodotti alimentari provenienti dalla Calabria agl’imprenditori cariatesi presenti in territorio tedesco, ai quali veniva imposto – anche tramite atti di danneggiamento – in particolare l’acquisto di frutta.
In Germania, nel “mirino” della ‘ndrina sarebbero finiti i titolari d’una pizzeria e quelli d’una pinseria, cui sarebbero state danneggiate le auto. direttore@altrepagine.it