La triste parabola di Eliana “Luce” Lanzoni, anziana benestante che percepiva 3 mila euro al mese di pensioni, negli ultimi anni vissuta di stenti e tumulata dopo un mese e mezzo dalla morte

CORIGLIANO-ROSSANO – Quella che vi raccontiamo oggi è una storia assai triste.

Lo scorso 24 febbraio, in contrada Ricota Grande sul litorale jonico di Corigliano-Rossano ove risiedeva, è venuta a mancare un’anziana signora. Si chiamava Eliana Lanzoni, ma quanti l’hanno conosciuta in vita la chiamavano Luce. Aveva 92 anni. Era originaria della Campania ed aveva sposato un uomo di qui, lui venuto a mancare una ventina d’anni fa, Raffaele D’Elia, originario di Cassano Jonio, ma stabilitosi a Corigliano Calabro dopo una vita di lavoro in Svizzera. Proprio in Svizzera, il signor D’Elia, ch’era stato già sposato, aveva conosciuto Luce Lanzoni, pure lei emigrata per lavoro, e in seconde nozze l’aveva poi sposata.

Dopo una vita di lavoro all’estero, col marito era tornata

Maturata la pensione, la coppia – senza figli – era rimpatriata dalla Svizzera e s’era stabilita nella periferica contrada marittima coriglianese confinante con la marina sibarita del comune di Cassano Jonio, in una villetta di sua proprietà. A pochi passi dal mare e vicina ad alberghi, ristoranti, lidi balneari e campeggi immersi nelle rigogliose pinete marittime della zona.

Luce Lanzoni era una signora benestante:

pare percepisse 1.700 euro di pensione mensile propria, più quella di reversibilità del defunto consorte, a conti fatti circa 3 mila euro al mese.

In contrada Ricota Grande la conoscevano tutti, e molti raccontano che col marito conduceva una vita agiata, andava spesso a pranzo o a cena nei ristoranti della zona e non si faceva mancare nessun tipo di comodità.

Sulla loro villetta e su alcuni beni di valore pare avessero stipulato anche delle polizze assicurative per eventuali furti o danneggiamenti.

Il suo declino (non solo fisico) e gli ultimi anni vissuti di stenti

Dopo la morte del marito e il progressivo avanzare della sua età, la sua vita agiata pare avesse preso un’altra piega, in deciso declino e non solo fisico per via degli acciacchi senili, fino agli ultimi anni, nei quali – raccontano i vicini – Luce avrebbe vissuto piuttosto di stenti, nonostante qualcuno le avesse trovato due badanti al costo di 700 euro mensili ciascuna, versati, dicono, sempre da qualcuno, “a nero”.

Le badanti, a turno tra loro, si prendevano cura di lei.

Sembrerebbe che la trattassero bene, ma al contempo dovevano fare i conti con una certa penuria, a dispetto delle cospicue entrate mensili dell’anziana donna:

mancanza di cibo, di legna da ardere per riscaldarsi al caminetto durante la stagione invernale, mancanza di acqua calda, coi vicini che spesso dovevano sopperire, dando alle badanti pasta, olio, sale, detersivo per la lavatrice, talvolta persino farmaci come la cardio-aspirina.

Come “legna” da ardere qualcuno pare le portasse tavole di truciolato prese da mobili buttati come rifiuti chissà dove… 

Ecco con che cosa erano costrette le badanti ad accendere il caminetto in casa della signora

Sembrerebbe che, qualche anno fa, sia l’Ufficio postale della frazione di Cantinella che la filiale della Banca nazionale del lavoro dello Scalo coriglianese abbiano tenuto temporaneamente bloccati i conti correnti dove l’anziana percepiva le pensioni, e che nell’ufficio postale vi sia stata addirittura una lite in pubblico tra la direzione e qualche soggetto per via d’una procura finalizzata allo sblocco d’uno dei due conti.

Sempre anni addietro, un’altra lite si sarebbe verificata proprio davanti casa della signora oggi deceduta, che nella circostanza avrebbe anche invocato l’intervento dei carabinieri.

Il suo decesso un mese e mezzo fa

Oltre a non avere avuto figli, i coniugi D’Elia-Lanzoni non avevano parenti, o meglio, il marito qualche parente a Corigliano l’aveva, ma dopo la sua morte nessuno di loro aveva più avuto alcun tipo di contatto o rapporto con la sua vedova, tant’è che quando la signora Luce è venuta a mancare, nessuno di loro s’è visto, né a casa né in chiesa nella parrocchia di Santa Teresa della vicinissima contrada Thurio.

Era, come abbiamo già scritto, il 24 febbraio.

A dare l’annuncio funebre erano stati dei non meglio precisati «parenti», «Lorenzo Fusaro con la Famiglia» e «gli amici tutti».

L’unico nome comparso sul manifesto funebre è quindi quello del signor Lorenzo Fusaro. Già, ma chi è?

Si tratta di un noto imprenditore edile coriglianese, più noto come Mastro Lorenzo e ancor più noto perché padre d’un giovane filosofo e consigliere comunale di Corigliano-Rossano, Giuseppe Fusaro (nella foto d’apertura), che del Consiglio comunale della città jonica ricopre la carica di vicepresidente.

Lorenzo Fusaro era evidentemente «amico» (più degli altri) della fu signora Luce. La famiglia Fusaro, infatti, è proprietaria d’alcune delle villette ubicate sulla stessa stradina in cui risiedeva l’anziana defunta, diverse delle quali furono costruite proprio dall’impresa edile di Mastro Lorenzo. Sul mare di Ricota Grande i Fusaro vi trascorrono da anni i lunghi periodi estivi e della signora Luce erano vicini di casa.  

L’imprenditore coriglianese Lorenzo Fusaro

La villetta di Luce Lanzoni adesso sembrerebbe sia diventata di proprietà proprio del filosofo vicepresidente del Consiglio comunale, Giuseppe Fusaro, per effetto d’un atto di donazione o d’un contratto di vendita di nuda proprietà piuttosto datato da parte della defunta.

È vero?

Il diretto interessato certamente potrà dirlo.

Lo scorso 25 febbraio si sono celebrate le esequie della signora Lanzoni. Fino alla giornata di ieri, però, la defunta è rimasta in attesa d’essere tumulata:

il suo feretro è infatti rimasto per un mese e mezzo esatto all’interno d’uno dei magazzini del cimitero di Corigliano. Dove ieri il Comune di Corigliano-Rossano ha finalmente provveduto a tumularlo. A spese del Comune s’intende.

A Corigliano-Rossano la tumulazione costa 900 euro.

Nella villetta, da un mese e mezzo in qua, ci sono le finestre aperte e nel cortile c’è il cane di Luce, cui dà da mangiare una vicina della defunta… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com