A Giovanni Brandi Cordasco Salmena inflitti sei mesi di reclusione e la sospensione della patente di guida per un anno

ROMA – La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria scaturita dal tragico incidente stradale avvenuto la sera del 2 agosto 2015 a Villapiana, nel quale perse la vita il motociclista 32enne del posto Domenico Pirillo – che lavorava come elettrauto col padre e gestiva un lido balneare a Villapiana Lido – e rimase ferita la sua fidanzata 27enne ch’era in sella alla motocicletta insieme a lui.
I giudici della quarta sezione penale hanno dichiarato «inammissibile» il ricorso presentato dal 57enne Giovanni Brandi Cordasco Salmena, noto avvocato di Francavilla Marittima, confermando nei suoi confronti la condanna a sei mesi di reclusione per omicidio colposo.

L’imputato condannato in via definitiva
La dinamica del tragico sinistro
Secondo la ricostruzione validata dai giudici di merito e ora cristallizzata dalla suprema Corte, l’imputato, mentre percorreva la Strada provinciale 162 alla guida della sua Mercedes, effettuò una manovra di svolta a sinistra per immettersi sulla Statale 106. Nel farlo, non avrebbe concesso la dovuta precedenza alla moto condotta da Pirillo, che sopraggiungeva dalla direzione opposta.
L’impatto, avvenuto contro lo sportello anteriore lato passeggero della berlina guidata dall’avvocato, fu inevitabile e causò al motociclista lesioni gravissime che poco dopo ne determinarono il decesso nell’ospedale “Nicola Giannettasio” di Corigliano-Rossano.
Le tesi della difesa
Il ricorso presentato dalla difesa di Brandi puntava sulla condotta del motociclista, definita «sconsiderata e anomala».
Tra i motivi principali del ricorso, l’eccessiva velocità della moto, stimata tra i 60 e i 75 chilometri orari a fronte d’un limite di 50, la circostanza che la vittima non indossasse il casco, che il mezzo avesse la revisione scaduta, e l’ipotesi d’un «travisamento della prova» riguardo al completamento della manovra di svolta al momento dell’urto.

Le motivazioni della Cassazione
La suprema Corte ha ritenuto le motivazioni dei precedenti gradi di giudizio coerenti e logiche. In particolare, è stato chiarito che la velocità della moto, pur superiore al limite, non è stata considerata «abnorme» o tale da interrompere il nesso causale. Il rischio di scontri con veicoli provenienti dal senso opposto è infatti proprio quello che la norma sulla precedenza mira a evitare.
È stato inoltre accertato che Pirillo morì per traumi interni e non cranici, rendendo l’assenza del casco irrilevante ai fini del decesso.
Allo stesso modo, non è emersa prova che la revisione scaduta avesse reso l’impianto frenante della moto inefficiente. Non solo. Chi effettua una svolta a sinistra deve assicurarsi di poter completare la manovra senza intralcio, non potendo fare affidamento esclusivo sulla perfetta osservanza delle norme da parte degli altri utenti della strada.
Sanzioni confermate
Oltre alla pena detentiva, resta confermata la sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida per un anno nei confronti dell’avvocato Brandi Cordasco Salmena, condannato pure al pagamento delle spese processuali oltre che d’una somma di 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende. direttore@altrepagine.it