Il pubblico ministero Flavia Stefanelli aveva sollecitato il giudizio immediato: il giudice per le indagini preliminari Matonti ha già fissato la prima udienza

CASTROVILLARI – Si trova detenuto in carcere a Castrovillari dalla tarda serata di domenica 15 marzo scorso, il 41enne pregiudicato rossanese Giovanni Scorza,“gravitante” nell’orbita della criminalità organizzata di Corigliano-Rossano, per i pretesi reati di tentato omicidio aggravato, porto in luogo pubblico d’arma clandestina e ricettazione della stessa arma. Già, la calibro 7,65 con la quale, dalla tasca del cappotto, proprio quel giorno, all’ora di pranzo, il pistolero aveva aperto il fuoco due volte all’indirizzo del 68enne boss rossanese di ‘ndrangheta Salvatore Morfò detto Vucc rann (foto).

L’uomo, infatti, pur rimasto gravemente ferito, era sopravvissuto al fuoco e al piombo di quella rivoltella che l’aveva centrato all’altezza dell’addome. Soccorso dai suoi familiari che si trovavano con lui all’interno d’un noto ristorante dello Scalo rossanese, era stato subito trasportato nel Pronto soccorso del vicino ospedale “Nicola Giannettasio” dove aveva poi guadagnato la sala operatoria per quell’intervento chirurgico d’urgenza che gli aveva praticamente salvato la vita.

Dimesso dopo dieci giorni di degenza, il noto personaggio delle cronache giudiziarie rossanesi e della Sibaritide era tornato nella sua casa di contrada Piragineti, oramai fuori pericolo per sua fortuna.

Diversa, ovviamente, la sorte del suo mancato carnefice, assicurato alla giustizia nel giro di sole poche ore dal fatto dai carabinieri in forza alla Sezione operativa del Reparto territoriale e condotto in carcere su disposizione del sostituto procuratore di Castrovillari Flavia Stefanelli. Che per Scorza nei giorni scorsi aveva sollecitato il giudizio immediato, accordato da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale castrovillarese, Orvieto Matonti. Che ne ha già fissato l’inizio per il prossimo 19 maggio, tra poco più d’un mese dunque.   

Pochi giorni dopo l’arresto, il “rivale” del boss era stato interrogato in carcere dal gip Matonti, al cospetto del quale aveva ammesso le proprie responsabilità, “giustificando” in qualche modo la propria azione potenzialmente omicida:

Scorza aveva infatti confermato d’aver fatto chiamare Morfò, invitandolo ad uscire fuori dal ristorante per un «chiarimento personale» circa dei «dissidi» da lui avuti qualche giorno prima col genero del boss, sottolineando e ribadendo, al contrario, di non avere mai avuto problemi d’alcun tipo con lo stesso Morfò, ma la discussione tra i due, durata solo qualche minuto e in modo piuttosto animato, era infine degenerata e Scorza aveva perciò aperto il fuoco, lasciandolo a terra gravemente ferito prima di fuggire per andare a barricarsi nella sua casa ubicata in una traversa di Viale Regina Margherita. Dove – con non poca fatica perché il feritore era ancora armato – l’avevano poi prelevato i carabinieri per portarlo dapprima in caserma allo Scalo coriglianese e poi in carcere.

Scorza, per spiegare il possesso dell’arma che secondo l’accusa è sintomatico della premeditazione nell’azione, ha rivelato che nei giorni precedenti aveva subito pesanti minacce di morte da parte di persone da lui non identificate perché «incappucciate», perciò aveva deciso di circolare per strada portandosi in tasca quella pistola. Clandestina, ovviamente. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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