La Cassazione l’ha condannato anche per avere reso false dichiarazioni al fine d’ottenere il patrocinio a spese dello Stato per difendersi nel processo

ROMA – Si sono chiusi definitivamente davanti alla suprema Corte di Cassazione due processi penali a carico di Agostino Placonà, 31enne di Mirto-Crosia (foto).
I giudici di legittimità, con due distinte ordinanze, hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa del giovane, confermando le decisioni della Corte d’Appello di Catanzaro.
Il caso dell’estorsione e la credibilità della vittima
Nel primo processo, Placonà aveva impugnato la condanna relativa a un grave episodio d’estorsione. La difesa aveva contestato la valutazione delle prove, sostenendo che il giudizio di responsabilità si basasse esclusivamente sulla testimonianza della persona offesa, ritenuta contraddittoria, ma la settima sezione penale della Cassazione ha rigettato tali argomentazioni, stabilendo che le dichiarazioni della vittima sono state sottoposte a «un vaglio rigoroso», ritenendole perciò «coerenti, dettagliate e prive di intenti calunniosi».
Secondo il diritto consolidato, infatti, la testimonianza della persona offesa può da sola fondare una condanna, anche in assenza di riscontri esterni, purché ne sia verificata l’attendibilità.
La pena inflitta è stata ritenuta «congrua rispetto al concreto disvalore del fatto, caratterizzato dalla reiterazione della pretesa estorsiva».

Le false dichiarazioni per il gratuito patrocinio legale
Il secondo fronte giudiziario di Placonà riguardava invece il reato di falso nelle istanze per il patrocinio legale a spese dello Stato al fine di potersi difendere:
per questo era stato condannato a otto mesi di reclusione e 400 euro di multa dal Tribunale di Castrovillari, condanna poi confermata in Appello nel luglio 2025.
I giudici di Piazza Cavour hanno respinto i motivi di ricorso inerenti alla determinazione del reddito familiare e alla mancata concessione della particolare tenuità del fatto.
La suprema Corte ha infatti evidenziato come i motivi presentati nel ricorso fossero una mera riproposizione di quanto già discusso e correttamente respinto nei precedenti gradi di giudizio.
Le conclusioni della suprema Corte
In entrambi i casi, la Cassazione ha ravvisato la mancanza di critiche argomentate verso le sentenze impugnate.
Oltre alla conferma delle condanne penali, Agostino Placonà è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di complessivi 6 mila euro in favore della Cassa delle ammende. redazione@altrepagine.it