
ROMA – Condanna definitiva per il 53enne coriglianese Rocco Colucci (foto), titolare d’una impresa edile a Budrio, in provincia di Bologna, e imputato per bancarotta fraudolenta documentale.
La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’imprenditore contro la sentenza emessa l’11 marzo 2025 dalla Corte d’Appello di Bologna.
I giudici di legittimità hanno respinto entrambi i motivi di ricorso presentati dalla difesa.
Il primo, che contestava la sussistenza del dolo e la responsabilità di Colucci, è stato giudicato «manifestamente infondato»:
secondo la suprema Corte, i giudici d’appello hanno fornito una motivazione «logica e congrua», evidenziando come la sparizione o la tenuta irregolare delle scritture contabili avesse lo scopo specifico di celare poste attive dell’impresa.

Anche il secondo motivo di ricorso, relativo alla mancata concessione delle attenuanti generiche, non ha trovato accoglimento:
la Corte ha sottolineato come la decisione di negare tali benefici sia stata correttamente motivata sulla base dei precedenti penali di Colucci, molti dei quali commessi proprio nell’esercizio d’attività d’impresa, e sulla mancanza d’una condotta processuale meritevole di valutazione positiva.
Oltre alla conferma della condanna, la Cassazione ha ravvisato profili di colpa nella presentazione d’un ricorso giudicato «evidentemente inammissibile», e, per questo motivo, l’ha condannato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende. redazione@altrepagine.it