
CASTROVILLARI – S’è conclusa con una sentenza d’assoluzione la vicenda giudiziaria che vedeva imputato il 38enne coriglianese Filippo Gammaro, residente in contrada Fabrizio Grande di Corigliano-Rossano.
L’uomo era accusato di gravi episodi di violenza domestica e di resistenza a pubblico ufficiale per fatti risalenti al gennaio 2021.
Il giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari, Rossella Gallo, ha pronunciato nella giornata di ieri la sentenza assolutoria nei suoi confronti, accogliendo le risultanze della perizia psichiatrica ch’era stata richiesta dal difensore di Gammaro, l’avvocato Francesco Sammarro, che ha dichiarato il 38enne non imputabile.
La lite per la pensione e l’aggressione ai carabinieri
I fatti contestati risalgono al 26 gennaio 2021. Secondo la ricostruzione accusatoria, Gammaro s’era reso protagonista d’una violenta escalation all’interno delle mura domestiche. L’obiettivo dell’uomo era ottenere l’intera somma della propria pensione d’invalidità e accompagnamento (circa 800 euro), gestita dai suoi genitori.
Dopo avere rivolto pesanti minacce di morte alla madre e aver preteso con la forza 500 euro dal padre, la situazione era degenerata ulteriormente all’arrivo dei carabinieri della Stazione dello Scalo coriglianese:
Gammaro s’era scagliato contro i militari, frappostisi per proteggere i suoi genitori, colpendo un luogotenente con un calcio alla tibia e tentando d’aggredire al collo un appuntato nel tentativo d’opporsi a una perquisizione personale.

Il Tribunale di Castrovillari
La decisione del giudice: «Incapace di intendere e di volere»
Nonostante la gravità delle condotte, il dibattimento processuale s’è concentrato sulle condizioni psichiche dell’uomo. La perizia tecnica d’ufficio, redatta dal dottor Antonio Ruffolo, ha evidenziato come Gammaro sia affetto da una «disabilità mentale grave con disturbo della condotta».
Il perito ha stabilito che, al momento della commissione dei fatti, l’uomo si trovava in uno stato d’infermità tale da escludere totalmente la sua capacità d’intendere e di volere. Inoltre, è stata rilevata un’incapacità irreversibile di partecipare coscientemente al processo.
Il verdetto
Alla luce della perizia, sia il pubblico ministero, Cristina Minasi, sia ovviamente l’avvocato Sammarro, hanno concordato sulla richiesta d’assoluzione. Il giudice ha quindi disposto l’assoluzione dell’imputato.
Il giudice ha comunque escluso la pericolosità sociale di Gammaro, non applicando dunque misure di sicurezza detentive, ponendo così fine a un iter giudiziario durato oltre tre anni. direttore@altrepagine.it