
TREBISACCE – Non è stata una semplice distrazione, ma una vera e propria messa in scena teatrale quella che, lo scorso 30 aprile, ha portato al furto di risparmi e gioielli ai danni d’un anziano con invalidità totale.
Un piano orchestrato nei minimi dettagli da due uomini d’origine napoletana, di 55 e 19 anni, arrestati e tradotti nel carcere di Castrovillari con l’accusa di truffa aggravata.
La dinamica: il ricatto morale dell’autorità
La truffa è scattata con una telefonata che ha colpito la vittima nel suo senso civico e nella paura d’essere coinvolto in guai giudiziari.
Un finto «maresciallo dei carabinieri» ha gelato l’anziano con una notizia scioccante:
il suo nome era emerso nelle indagini su una violenta rapina avvenuta a Policoro, collegato direttamente al libretto di circolazione dell’auto dei banditi.
Per rendere il quadro ancora più credibile, al telefono è intervenuto un secondo complice, presentatosi come «pubblico ministero».
La “trappola psicologica” s’è chiusa quando è stato chiesto all’uomo di collaborare per dimostrare la sua estraneità ai fatti, permettendo a un ufficiale di visionare i beni custoditi in casa per «verificarne la tracciabilità».
Il furto dei ricordi
Pochi istanti dopo la chiamata, uno dei due arrestati s’è presentato alla porta della vittima. Con modi autoritari e rassicuranti al tempo stesso, s’è fatto consegnare:
circa mille euro, un inventario d’affetti e ricordi composto da anelli, spille, una collana e diversi bracciali in oro e argento.
Mentre l’anziano attendeva fiducioso la restituzione dei beni dopo i «controlli di rito», i due si dileguavano a bordo di un’autovettura, poi individuata e sequestrata dai carabinieri – quelli veri – durante le immediate indagini.
Le aggravanti e il profilo penale
Il magistrato di turno in Procura a Castrovillari non ha contestato solo il reato di truffa in concorso, ma posizione dei due indagati è pesantemente aggravata dalla minorata difesa:
gl’inquirenti sottolineano come i truffatori abbiano scelto deliberatamente una vittima vulnerabile, approfittando della sua età avanzata e del suo stato d’invalidità totale.
A carico di uno dei due è scattata anche la denuncia per porto abusivo d’armi, essendo stato trovato in possesso d’un coltello multiuso senza giustificato motivo durante le perquisizioni che hanno portato al sequestro dei telefoni utilizzati per il raggiro.
L’arresto, già convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale castrovillarese, mette fine a una scorribanda criminale che evidenzia la pericolosità di queste bande trasfertiste. direttore@altrepagine.it