
CASTROVILLARI – S’aggiravano con fare sospetto nei pressi d’alcune abitazioni, ma il tempestivo intervento dei carabinieri e una strategica mossa difensiva in Tribunale a Castrovillari gli hanno evitato il peggio.
Protagonista il 32enne Yassine Dghali, cittadino extracomunitario d’origine marocchina da anni residente a Trebisacce.
Il giovane ha rischiato concretamente l’aprirsi delle porte del carcere a causa dei suoi precedenti penali, ma è stato giudicato col rito pre-dibattimentale dal Tribunale di Castrovillari, riuscendo a mantenere la libertà personale.
Il controllo e il ritrovamento
I fatti risalgono al 27 luglio 2023. A fare scattare l’allarme era stata la segnalazione telefonica d’un cittadino, rimasto anonimo, che aveva notato tre uomini muoversi con atteggiamento ambiguo in Viale Europa, nel centro di Rocca Imperiale. I militari della locale Stazione dei carabinieri, già impegnati in un servizio di pattugliamento del territorio finalizzato al contrasto dei reati predatori, avevano intercettato e fermato l’autovettura segnalata.
Nel corso della perquisizione veicolare, occultata nell’abitacolo vicino alla leva del cambio – e quindi facilmente raggiungibile da tutti gli occupanti –, i carabinieri avevano rinvenuto una mazza in ferro pieno. Uno strumento considerato ad alta offensività per l’incolumità pubblica e privo di qualsiasi giustificato motivo di porto fuori dall’abitazione. Per questo motivo, l’ufficio della Procura della Repubblica di Castrovillari aveva iscritto il giovane nel registro degl’indagati per porto abusivo d’oggetti atti ad offendere, in concorso con gli altri occupanti l’abitacolo della vettura.

Il Tribunale di Castrovillari
La strategia in aula
Il trentaduenne, difeso dall’avvocato Giuseppe Vena, pendeva sotto la scure d’un pesante precedente penale:
una condanna risalente al maggio del 2021 in Basilicata per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, per la quale aveva rimediato 1 anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Un quadro che, in caso di nuova condanna, avrebbe potuto revocare i benefici di legge facendolo finire dietro le sbarre.
Nel corso dell’udienza pre-dibattimentale, l’avvocato Vena è riuscito a trovare un accordo col pubblico ministero per l’applicazione della pena su richiesta delle parti, il cosiddetto patteggiamento, e la pena concordata è stata di soli sei mesi d’arresto.
Il legale ha dimostrato al giudice come il cumulo tra la vecchia condanna e la nuova sanzione non supera i limiti massimi previsti dal codice penale per l’accesso ai benefici di legge, e il giudice ha così accordato nuovamente la sospensione condizionale della pena, permettendo al giovane d’evitare la detenzione e di rimanere in stato di libertà. direttore@altrepagine.it