“Il protagonista”: trionfo ieri sera all’anteprima di Corigliano-Rossano prima del debutto nazionale

CORIGLIANO-ROSSANO – Da giovedì 21 maggio prossimo nelle sale cinematografiche italiane, ma ieri sera è stato proiettato in anteprima nazionale sul grande schermo del Cinema teatro Metropol di Corigliano-Rossano. Perché Corigliano è il luogo natìo di Fabrizio Benvenuto. Che, a dispetto dei suoi 33 anni, con questo film mostra e dimostra di non essere affatto un regista “in erba” – anzi – nonostante si tratti del suo primo lungometraggio, del suo primo film “vero e proprio”, dopo una lunga serie di corti “di livello” che sono stati apprezzatissimi da parte della critica specialistica.
“Il protagonista”, che qualche giorno fa ha ottenuto la qualifica di film d’essai da parte del Ministero della Cultura, vale a dire ch’è stato classificato come film “di ricerca e sperimentazione” o più semplicemente come film “di qualità” – già acclamato nel corso dell’ultimo Torino Film Festival – è un’opera prima di grande impatto, capace di scuotere le certezze del pubblico e persino della critica.
Prodotto da MG production e distribuito da Emozioni distribuzione, è un film lontano dalle rassicuranti formule della commedia romantica o del dramma sociale classico, ma s’inserisce nel panorama contemporaneo come un thriller psicologico dell’anima, mascherato da una graffiante commedia nera.

La locandina del film
La trama
“Il protagonista” è un film che al cinema parla di… cinema, ma solo apparentemente, perché parla assai più della vita, quella di noi tutti:
al centro della narrazione, infatti, c’è il “mestiere” dell’attore, ma soprattutto la claustrofobica deriva di chi scambia la vita con un palcoscenico.
La sua storia ruota attorno alla figura del 30enne Giancarlo Mangiapane – interpretato da un magnetico e nervoso Pierluigi Gigante –, un aspirante attore che vive ai margini d’una Roma insolita. La Capitale è privata dei suoi scorci monumentali e radiosi e diventa una metropoli sospesa, quasi ostile, dove i sogni professionali di Giancarlo si consumano tra provini falliti e attese logoranti.
Per sfuggire a un senso d’invisibilità opprimente, “Il protagonista” commette un errore fatale:
comincia a recitare sempre. Lo fa con gli amici, con la sua famiglia e persino quando è solo. Ogni sua interazione diventa una performance guidata da una maschera.
La grande occasione gli si presenta sotto forma di un’audizione per un film che dovrà intitolarsi Clochard, una prestigiosa opera biografica sulla figura di Gustavo Noradin, che da famoso ballerino della danza tip-tap negli anni ’50 era finito nell’oblio a causa dei suoi vizi e delle sue dipendenze, riducendosi a una vita da barbone.
Quella che per Giancarlo Mangiapane avrebbe dovuto rappresentare la “svolta” della vita, si trasforma in un incubo quando egli scopre che il suo coinquilino è il suo rivale diretto per ottenere il ruolo del protagonista proprio in quel film. E, da quel momento, per Mangiapane la competizione scivola in una spirale ossessiva di depersonalizzazione e cannibalizzazione della propria identità.

Fabrizio Benvenuto
Ottima la scelta del “tono” effettuata dal regista coriglianese, ancor più il fatto che sia una pellicola interamente in bianco e nero:
il film non restituisce un dramma pietistico, ma una commedia nera affilata, per qualcuno forse pure troppo. In sala si ride, ma – riflettendoci su – è un riso amaro, una sorta di meccanismo di difesa che nasce dal disagio di riconoscersi nelle miserie e nelle paure dei personaggi, e sono svariati nel film, tra uomini e donne, tutti bravi attori come Gigante.

Il pubblico in sala ieri sera
“Il Protagonista” è una proiezione spettacolare della quotidianità sociale odierna, i cui tempi sembrano dettati dai social in un tutt’uno col bisogno bulimico d’approvazione da parte della platea dei like che rendono oramai tutti prigionieri del loro “personaggio”.
Un film coraggioso e inquieto, senza giudizi morali, senza buoni e cattivi, ma semplicemente con esseri umani fragili, schiacciati dal peso delle aspettative e dal bisogno feroce d’essere visti e legittimati. Una pellicola che mostra senza sconti il dolore di perdersi dietro a un’ossessione, ma lascia intravedere, proprio nel punto di rottura dell’identità, il seme d’una nuova e dolorosa consapevolezza. Un film che graffia la coscienza, insomma.
La serata
Ieri sera, ovviamente, in sala c’era Fabrizio Benvenuto, accompagnato proprio dal suo protagonista Pierluigi Gigante e dal distributore del film Giampietro Preziosa.

Il breve dibattito ch’è seguito alla proiezione
Al termine della proiezione, stimolati dalle domande dei due presentatori della serata, il regista, l’attore principale e il patron della distribuzione hanno parlato della loro opera e delle sue (e loro) ambizioni rispetto all’impatto nelle sale cinematografiche italiane, e l’hanno fatto al cospetto d’un folto pubblico tra il quale erano presenti anche i familiari del regista coriglianese e i loro amici. direttore@altrepagine.it