CORIGLIANO-ROSSANO – A luglio dell’anno scorso, i giudici del Tribunale amministrativo regionale per la Calabria di Catanzaro avevano dichiarato «improcedibile» il ricorso che mirava a un ritorno all’autonomia degli ex comuni di Corigliano Calabro e di Rossano, dal 2018 estinti e fusi in un unico Comune.

La decisione del Tar, in sostanza, aveva legittimato la legge sulla fusione (Legge regionale numero 2 del 2018), ma soprattutto la di molto successiva norma regionale che impedisce ogni tipo d’iniziativa popolare prima che siano trascorsi 15 anni dall’istituzione del Comune di Corigliano-Rossano. Tale norma era stata fatta approvare alla chetichella in Consiglio da parte dell’ex consigliere rossanese Giuseppe Graziano, proprio quando il comitato popolare per il ritorno all’autonomia stava raccogliendo e autenticando le firme dei cittadini coriglianesi e rossanesi attraverso le quali richiedere, legittimamente e democraticamente, alla stessa Regione Calabria, la celebrazione d’un nuovo Referendum consultivo sulla re-istituzione delle due distinte municipalità.

La scissione, insomma, auspicata da un comitato popolare composto sia da coriglianesi che da rossanesi, uniti da quel motivatissimo buonsenso di tornare alle due municipalità distinte, anche se vicine e amiche, per superare le enormi difficoltà istituzionali ed amministrative affiorate con la fusione e l’istituzione del Comune unico. Che, anziché “unire”, in questi anni ha acceso enormi frizioni e divisioni tra coriglianesi e rossanesi.

Il decano degli avvocati rossanesi e già vicesindaco dell’ex Comune di Rossano, Pino Zumpano, è tra i fautori della scissione

La sentenza della giustizia amministrativa regionale aveva di fatto confermato l’applicazione dell’articolo 8 della Legge regionale numero 52 del 2022, che aveva modificato la Legge regionale numero 13 del 1983, stabilendo che le proposte di legge d’iniziativa popolare relative a modifiche delle circoscrizioni territoriali dei comuni calabresi non possono essere presentate entro i 15 anni dall’entrata in vigore delle leggi regionali istitutive dei comuni stessi.

Insomma, prima del 2033, la scissione non sarebbe possibile, secondo la pronuncia del Tar di quasi un anno fa.

Uno dei banchetti per la raccolta delle firme

Il comitato popolare, però, forte delle 7 mila firme raccolte tra i cittadini, legalmente autenticate e depositate in Consiglio regionale assieme alla Proposta di legge regionale d’iniziativa popolare per il ritorno all’autonomia degli ex comuni di Corigliano Calabro e di Rossano sulla quale si chiedeva alla Regione Calabria d’indire il Referendum popolare consultivo, aveva deciso di condurre il percorso intrapreso fino in fondo, vale a dire fino all’ultimo grado di giudizio della giustizia amministrativa, che è quello del Consiglio di Stato. Alla cui cancelleria, negli scorsi mesi, era stato depositato il motivato ricorso contro la decisione del Tar calabrese, patrocinato dall’avvocato Pasquale Pellegrino già presidente del Consiglio comunale nell’ex Comune di Corigliano Calabro.

Un altro momento della petizione popolare

Con avviso notificato al legale giovedì 14 maggio scorso, il Consiglio di Stato ha fissato l’udienza pubblica per la discussione di merito del ricorso, per il prossimo 1° ottobre.

I supremi giudici amministrativi italiani di Roma daranno il via alla “liberazione” di Corigliano da Rossano (e viceversa), o, al contrario, vi sarà la definitiva “repressione” d’ogni velleità d’“autonomia” che politicamente da tempo serpeggia tra i cittadini dei due ex comuni soppressi?

Lo sapremo nel prossimo autunno.

Il momento del deposito dei plichi contenenti i moduli con le 7 mila firme autenticate negli uffici del Consiglio regionale

A firmare erano stati cittadini che la fusione non l’avevano mai voluta – e avevano votato “No” al Referendum consultivo dell’ottobre 2017 – unitamente a cittadini che invece l’avevano voluta e perciò avevano votato “Sì”, ma che da tempo oramai ne sono pentiti, vale a dire da quando hanno incominciato a viverne il male andazzo istituzionale ed amministrativo al contempo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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