MIRTO-CROSIA – C’è pure un uomo di Mirto-Crosia tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita all’alba odierna dai carabinieri su ordine della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro. Carmelo Zito detto Carmine (foto), 45 anni, è stato prelevato dalla propria abitazione dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano per essere condotto dapprima nella caserma dello Scalo coriglianese e poi tradotto in carcere.

Tra Mirto e Praia a Mare

Zito risiede sulla costa jonica facendo la spola con l’opposta costa del Tirreno cosentino, a Praia a Mare in particolare. Ed evocativo proprio del mare e delle coste – Baia bianca – è il nome della maxi-inchiesta che l’ha visto finire dietro le sbarre. Un’indagine durata due anni, condotta dai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, che conta complessivamente 27 indagati, 14 dei quali, col far del giorno, stamane, sono finiti in carcere su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo di regione, Arianna Roccia, dietro richiesta della stessa Procura Antimafia.

Le accuse nei confronti degli arrestati e degli altri indagati hanno fatto emergere l’esistenza di una ritenuta organizzazione criminale dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti nell’Alto Tirreno, di cui, secondo il gip Roccia, Zito farebbe parte a pieno titolo, con le indagini “sul campo” che sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di Scalea.

Le contestazioni, a vario titolo, sono di associazione finalizzata al traffico di droga, estorsione aggravata dal metodo mafioso e uso illecito di smartphone da parte di soggetti detenuti nel carcere di Paola.

La caserma sede del Reparto territoriale dei carabinieri di Corigliano-Rossano

Una Rosy Abate “al comando” dell’agguerrito gruppo di trafficanti di droga tirrenici

L’attività investigativa sui narcos del Tirreno, sviluppata attraverso intercettazioni, servizi tecnici e riscontri tradizionali sul territorio, ha consentito di delineare un’organizzazione piuttosto agguerrita, strutturata secondo uno schema gerarchico ben definito e con al vertice una donna, soprannominata dagli stessi affiliati Rosy Abate, esplicito richiamo al noto personaggio televisivo simbolo di criminalità organizzata e indicativo del timore e del rispetto che la stessa avrebbe esercitato nel contesto criminale.

Le indagini hanno documentato numerosissime cessioni di droga, con un sistema di “recupero crediti” fondato su minacce e intimidazioni nei confronti d’acquirenti insolventi, episodi estorsivi di stampo mafioso.

A Zito, la Procura antimafia e il gip Roccia contestano la partecipazione all’associazione dedita al narcotraffico e altri tre capi d’imputazione relativi ai reati-fine dell’associazione stessa.

La Procura ha pure ipotizzato l’esistenza di un “mutuo soccorso criminale”, con l’organizzazione che si sarebbe fatta carico delle parcelle degli avvocati difensori degli affiliati arrestati che nei mesi scorsi erano stati colti in flagranza dalle forze dell’ordine mentre cedevano sostanze stupefacenti, rafforzando in tal modo il vincolo associativo e l’omertà interna al gruppo.

Di particolare rilievo investigativo anche la capacità dei vertici dell’organizzazione di continuare a impartire direttive pure dal carcere, con alcuni detenuti che avrebbero mantenuto il controllo operativo attraverso smartphone introdotti clandestinamente nel penitenziario di Paola, riuscendo a comunicare con gli affiliati in libertà. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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