
di Aldo Cazzuola
CORIGLIANO-ROSSANO – Partiamo da un presupposto. Francesco Marino Scarcella non è un consigliere comunale di Corigliano-Rossano. È il consigliere comunale di Corigliano-Rossano. E lo è a prescindere dal suo partito del momento, dalla sua segreteria politica di turno o dal suo leader di turno da omaggiare. Ogni suo post — anche senza giacca e cravatta, o con la giacca a mano — diventa inevitabilmente il più rilevante della giornata “politica” cittadina.
Il sindaco Flavio Staso, volutamente fotografato di spalle quasi a non voler oscurare cotanto splendore istituzionale, sembra conoscere bene il proprio ruolo nella scena, scegliendo con elegante discrezione di lasciare il centro del palcoscenico a chi, evidentemente, è destinato a occupare la scena politica anche solo con una fotografia.

E poi diciamolo, nessuno ama questa terra quanto Scarcella Francesco Marino. Custode della memoria, architetto del futuro, pater familias di Corigliano come di Rossano, uomo capace — almeno nel racconto epico che aleggia attorno alla “politica” locale — di aprire e chiudere cantieri, “intercettare” milioni di euro con apparente disinvoltura, e persino, dopo anni di immobilismo, di provocare metaforici terremoti politici, come già narrato.

Perché, del resto, stiamo parlando di una figura che ha attraversato tutte le stagioni della politica, e, a quanto pare, anche quelle dell’edilizia:
dai grattacieli più alti dell’Ariella fino all’umile ma fortemente simbolica cardarella, quel recipiente che imprecando in dialetto serve a portare la calce o il cemento al capomastro. Una competenza che sembra spaziare dalle grandi opere alle fondamenta, dalla pianificazione strategica fino alla malta portata a mano, con la naturalezza di chi nei cantieri — reali o evocati dalla narrazione “politica” cittadina — pare esserci sempre stato, in ogni epoca e in ogni ruolo. aldo.cazzuola@altrepagine.it