Assolutamente irrilevanti nell’amministrazione comunale, parlano timidamente a “Sua maestà” il sindaco senza il coraggio di nominarlo  

CORIGLIANO-ROSSANO – Il Partito democratico, il “perno” del cosiddetto Campo largo di Centrosinistra che da qui a poco più d’un anno si propone di ribaltare elettoralmente il Centrodestra di governo di Giorgia Meloni, a Corigliano-Rossano è “al governo” da ben 7 anni, ma non ha mai contato un kaiser.

Praticamente la stessa unità di misura di quanto “contava” a Corigliano e a Rossano distintamente, prima della fusione tra le due ex singole municipalità. Le sue percentuali elettorali in tutti i tipi di competizioni che si sono susseguite negli ultimi vent’anni sono state progressivamente sempre più ridicole e da partito tutt’altro che “importante” come dovrebbe essere.    

Il “metro” della sua assoluta irrilevanza lo offrono gli stessi “massimi” rappresentanti del Pd ogni qual volta aprono bocca – cioè mai –, dialettica che sostituiscono con qualche estemporaneo comunicato stampa scritto a mo’ di “prova in vita” come usavano fare negli anni Ottanta i rapitori sardi con le famiglie dei rapiti cui mandavano la foto del rapito di turno con in mano una copia di giornale. Scritti per la cui interpretazione il cronista politico deve ingaggiare lo psicanalista tanto sono chiari e lineari…

L’ultimo reca la firma del duo Franco Madeo-Giuseppe Candreva, l’uno segretario politico nemmeno di se stesso, l’altro capogruppo in Consiglio comunale del partito, ma soprattutto di se stesso, essendo lui soltanto il “gruppo”.

L’argomento “a piacere”, a questo giro, è proprio la fusione istituzionale tra gli ex comuni di Corigliano e di Rossano, realizzata tra la fine del 2017 e gl’inizi del 2018 col favore di Madeo e Candreva, ma con la netta contrarietà di qualche altro attuale esponente “di rilievo” del Pd, quel Pino Le Fosse al tempo motivatissimo agitatore del comitato per il “No” al Referendum popolare consultivo sulla fusione.

Alla vigilia delle prime elezioni comunali di Corigliano-Rossano del 2019, il trio Madeo-Candreva-Le Fosse fu però rapito da quella tutt’altro che “anonima” banda sarda d’origine rossanese capeggiata dall’allora agit-prop Flavio Stasi, che, una volta diventato sindaco della nuova città, li fece tutt’e tre suoi prigionieri fregandosene di chiederne il riscatto ai familiari.

Che Stasi – confermato sindaco nel 2024 col deserto politico che c’era e che ancora c’è a Corigliano-Rossano – in questi 7 anni abbia usato la fusione a proprio uso e consumo, è un incontrovertibile dato di fatto. Il Pd però non l’ha mai detto e continua a non dirlo, anche se lo “spirito” del suo ultimo comunicato è proprio quello di criticare la “fusione marca Stasi” senza mai nominarlo, Stasi, non sia mai, che coraggiosi!

Chiedono – Madeo e Candreva – una netta inversione di rotta nella gestione politica del territorio. Già, ma a chi la chiedono?

Chissà… forse al Padreterno!

«L’unificazione istituzionale, da sola, non basta. A distanza di anni, il percorso verso una vera città unica è ancora incompleto»:

ditelo al vostro sindaco, verrebbe da dirgli, ma alle riunioni della maggioranza consiliare con Stasi, il Pd vi partecipa o no?!

Un dubbio logico.

Qualora vi partecipasse, allora è assai probabile che davanti a “Sua maestà Stasi” il Pd non abbia alcun diritto di parola, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per il quale Madeo e Candreva debbano timidamente alzare il ditino attraverso un pur timido, impacciato e confuso comunicato stampa.

Stasi parla e detta la linea in casa Pd, Madeo alla sua destra dorme

Secondo il duo Madeo-Candreva la città sta vivendo una fase di… stasi (ci sono voluti 7 anni perché lo capissero pure loro, che teneri!) in cui persistono resistenze culturali e psicologiche (cari lettori, col Pd tutto è possibile, anche che il paziente scenda dal lettino per prendere posto in poltrona) col rischio strisciante d’aver sommato le burocrazie dei due vecchi comuni senza aver fuso le comunità.

Per superare questa impasse, i rappresentanti dem sottolineano la necessità di costruire un «effetto città» (per la serie, stavolta vogliamo stupirvi con gli effetti speciali…) che non cancelli le storie di Corigliano e Rossano, ma le valorizzi dentro un’unica cornice moderna.

La ricetta del Pd (adesso vanno tanto di moda le prove del cuoco…) si compone di tre ingredienti:

«governo del territorio», «mobilità» e «rilancio economico», che assieme al sempreverde “volano” sono i paroloni utili a politicanti e sindacalisti quando ciarlano per due ore di seguito o scribacchiano usando fiumi d’inchiostro per non dire una mazza.

«L’area del nuovo ospedale della Sibaritide non può essere considerata solo una struttura sanitaria isolata», dicono Madeo e Candreva, «ma deve diventare una nuova centralità urbana attorno alla quale programmare servizi, collegamenti e sviluppo, attraverso la realizzazione di una cittadella degli uffici, intesa come simbolo concreto dell’unità amministrativa e strumento di efficienza per i cittadini»:

i “rapiti” Madeo e Candreva sanno bene quanto il loro sindaco Stasi non abbia la benché minima intenzione di realizzare alcuna cittadella degli uffici nell’area di contrada Insiti ove sta sorgendo il nuovo ospedale né altrove.     

Altro giro, altro argomento:

«Istituire i municipi territoriali, per garantire che il decentramento mantenga la macchina comunale vicina alle periferie», e anche di questo Stasi pare che non ne voglia proprio sapere.

E ancora:

«Senza trasporti efficienti, la fusione rischia di rimanere un concetto astratto per chi deve spostarsi quotidianamente:

chiediamo investimenti immediati sul trasporto pubblico locale, invocando infrastrutture intelligenti e strumenti digitali, come un’applicazione dedicata alla mobilità urbana e fermate moderne, per agevolare la fruizione dei mezzi pubblici».

Evidentemente, Madeo e Candreva non si sono accorti che il sistema di trasporto pubblico locale di Corigliano-Rossano esiste già da un pezzo e si sta rivelando solo uno sperpero di risorse pubbliche, come ha dimostrato una recente inchiesta giornalistica condotta da un nostro bravo collega, che ha palesato come gli autobus siano praticamente sempre vuoti, o quasi.

Certa “dirigenza politica” farebbe bene a darsi al gioco delle bocce (l’ippica è un po’ impegnativa). Amen. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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