ROMA – Un’azienda operante tra i comuni di Spezzano Albanese e San Lorenzo del Vallo finita al centro d’uno scandalo fiscale. Che, sul finire dell’anno scorso, l’aveva vista porre sotto sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca, su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari dietro richiesta della locale Procura, a seguito di un’indagine della guardia di finanza.

Si tratta della “Jonica carrelli Srl” facente capo a Valentino Basile, giovane imprenditore di Spezzano Albanese appartenente a una famiglia che per tanti anni ha operato nel settore dei carrelli elevatori, prima di registrare una grossa crisi.

Il sequestro di beni che ha colpito l’azienda commerciale – per un valore complessivo di quasi 700 mila euro – era stato confermato il 23 dicembre dell’anno scorso da parte dei giudici del Tribunale del riesame di Cosenza, a seguito del ricorso formalizzato dai legali dell’azienda di Basile.

L’imprenditore aveva proseguito la sua azione legale, ricorrendo in Cassazione. E oggi, i giudici della terza sezione penale della suprema corte, hanno annullato l’ordinanza del Tribunale del riesame cosentino:

i giudici di legittimità, infatti, accogliendo il ricorso della difesa, hanno disposto il rinvio degli atti al Tribunale di Cosenza per un nuovo giudizio.

Le accuse e il ricorso

Al centro del fascicolo d’indagine v’è la contestazione del delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti addebitato a Basile, e il correlato illecito amministrativo contestato alla società.

Sotto la lente degl’inquirenti della Procura di Castrovillari erano finiti i rapporti commerciali della “Jonica carrelli Srl” con la “Blm Srl”, l’azienda emittente delle fatture ritenute fittizie.

Nel ricorso in Cassazione, la “Jonica carrelli Srl”, ha lamentato, tra i vari motivi, un «percorso argomentativo unidirezionale» da parte dei giudici del Riesame, e la totale omissione del vaglio critico sulla mole di documenti prodotta dalla difesa per dimostrare la reale operatività dei contratti.

Valide le dichiarazioni del titolare indagato

In via preliminare, la suprema corte ha affrontato il nodo legato all’utilizzabilità delle dichiarazioni rese da Basile nel settembre 2024.

La difesa ha infatti sostenuto che l’uomo fosse già allora un «indagato sostanziale» e che il verbale delle sue dichiarazioni fosse affetto da inutilizzabilità, ma gli “ermellini” hanno dato ragione al Riesame, confermandone la piena validità:

«all’epoca» – si legge nella sentenza dello scorso 21 aprile depositata il 25 maggio – «erano ancora in corso accertamenti generali sulla fatturazione della Blm Srl e non erano ancora emersi a carico dell’amministratore indizi di reità precisi e strutturati, tali da richiedere le garanzie difensive sin dal primo istante».

Il “buio” sui documenti difensivi e il rinvio per un nuovo giudizio

Il ricorso della Jonica carrelli di Basile è stato ritenuto fondato per quanto riguarda la carenza assoluta di motivazione sul fumus commissi delicti:

la Cassazione ha rilevato come il Tribunale di Cosenza si sia letteralmente «sottratto al doveroso confronto con quanto prodotto dalla difesa».

Nel provvedimento d’appello, infatti, non v’è traccia dell’esame d’un corposo pacchetto probatorio allegato dai legali:

77 progetti tecnici, contratti, centinaia di schede tecniche e numerosi preventivi volti a dimostrare l’effettività delle prestazioni ricevute.

Il Riesame ha inoltre ignorato i verbali di sommarie informazioni di diversi soggetti e il dato – ritenuto astrattamente rilevante dalla Cassazione – che su 16 fatture totali scambiate tra le due aziende, ben dieci (relative allo stesso anno d’interesse) non avessero ricevuto alcuna contestazione d’irregolarità.

I giudici di piazza Cavour hanno sottolineato che l’esatto accertamento dell’entità del reale profitto è un «presupposto indispensabile» per stabilire i limiti del sequestro.

Non aver minimamente risposto alle tesi difensive supportate da tali documenti si traduce in un vizio di violazione di legge per motivazione del tutto assente, e l’ordinanza di sequestro del Riesame è stata pertanto annullata.

La parola torna ora al Tribunale del riesame di Cosenza che, in diversa composizione di giudici, dovrà nuovamente analizzare la vicenda valutando tutte le prove documentali presentate dalla “Jonica carrelli Srl” di Basile. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.