
L’Osservatore Umano
CORIGLIANO-ROSSANO – Oramai a Corigliano-Rossano è tutto un apparire. Luoghi scelti con cura, foto in posa, scatti studiati al millimetro. In alcuni casi si sfiora persino il patetico, ma si va avanti:
si posta, si rincorre il like, si continua a credere che questo sia il modo di fare politica. Apparire, apparire, apparire. Nient’altro. Ed è questo che i cittadini sono costretti a sorbirsi, ogni giorno.
In provincia – intesa come ente Provincia di Cosenza – si stanno superando persino certi limiti, con numeri di fotografie che fanno concorrenza a un album di nozze, e, a proposito, auguri ai protagonisti.

Il matrimonio del presidente della Provincia Biagio Faragallo
Più che amministrare, sembra che l’obiettivo sia occupare costantemente la scena, esserci sempre, comunque, a favore di tele o fotocamera.
Nel frattempo si continua a presenziare indossando fasce istituzionali che in più occasioni hanno fatto discutere sulla loro legittimità – non delle fasce, ma dell’abbigliamento di cui se ne fa uso – mentre si prova a spacciare per straordinario persino il posizionamento d’installazioni d’animali preistorici, dinosauri, raccontato come fosse un evento epocale capace di cambiare il destino d’una comunità (nella foto d’apertura il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Staso, con alle spalle un dinosauro).
Tutto questo mentre Corigliano-Rossano, con la stagione estiva oramai cominciata, continua a fare i conti con problemi ben più seri e concreti:
servizi essenziali che mancano, disagi irrisolti, criticità croniche.
Una città che, incredibilmente, ancora oggi si ritrova senza una rete fognaria adeguata in alcune aree, mentre la propaganda viaggia spedita a colpi di post e sorrisi.
Noi tutte queste scene le osserviamo con umano sdegno. E le raccontiamo anche con un pizzico d’ironia, perché altrimenti diventerebbe persino mortificante per chi conserva ancora un minimo di senso del pudore, per chi prova a ragionare, per chi non riesce a restare inerme davanti a tanta vanità.
Perché di questo si tratta:
becera vanità.
Esibizione continua, ricerca spasmodica di consenso facile, politica ridotta a passerella permanente, fatta di pose, inaugurazioni confezionate per i social, immagini costruite più per raccogliere applausi virtuali che per affrontare davvero i problemi dei cittadini.
A noi questo modo di fare politica non piace. Non ci piace perché svuota il ruolo istituzionale, mortifica il confronto e trasforma tutto in una recita continua, spesso anche goffa. E il sospetto, sempre più forte, è che dietro tanta ostentazione ci sia soltanto il tentativo di raccogliere qualche piccola prebenda, qualche tornaconto, qualche spazio di potere costruito sull’apparenza e non sulla sostanza.
Guai però a interrompere il copione:
prima il selfie, poi il post, poi la corsa ai “Mi piace”. I problemi veri, quelli dei cittadini, possono aspettare. osservatore.umano@altrepagine.it