Per un periodo che va dai 2 ai 3 anni, su provvedimento del questore, non potranno entrare in numerosi locali pubblici o stazionarvi davanti

CORIGLIANO-ROSSANO – Tutti indagati, a vario titolo, per i gravissimi fatti di sangue e i successivi tentativi di depistaggio avvenuti la notte tra il 15 e il 16 giugno dell’anno scorso sul lungomare rossanese di Lido Sant’Angelo davanti al noto locale Aqua liquid music, 9 soggetti rossanesi di Corigliano-Rossano sono ora anche destinatari d’altrettanti provvedimenti del cosiddetto Dacur, Divieto d’accesso alle aree urbane, il cosiddetto “Daspo urbano” insomma, emesso dal questore di Cosenza.
I nove destinatari del drastico provvedimento, a parere del questore avrebbero posto in essere un comportamento antisociale, creando grave pericolo per la sicurezza e l’incolumità delle persone presenti all’interno del locale.
Il Dacur è stato quindi emesso per prevenire e contrastare fenomeni criminosi o d’illegalità in aree da preservare e per tutelare la sicurezza urbana e l’incolumità della popolazione.
Agl’indagati è dunque vietato, per ragioni di sicurezza, l’accesso e lo stazionamento per un periodo di 2 e 3 anni nei pressi di numerosi locali pubblici.
L’inchiesta giudiziaria cui si riferiscono i Daspo urbani emessi dal questore è stata condotta dai poliziotti del Commissariato cittadino sotto l’egida della Procura di Castrovillari:
fa luce sulla “spedizione punitiva” culminata nel ferimento di due 35enni del posto e sulla presunta rete d’omertà che ne era seguita.
Secondo la ricostruzione degl’inquirenti, un gruppo composto dal 58enne Francesco De Vincenti detto Pino Daniele (attualmente detenuto in carcere), dal 59enne Annibale Matalone, dal 48enne Alfonso Vaglica e dal 37enne Fabio Scorpaniti, insieme a due minorenni, avrebbe aggredito una delle vittime nei pressi dell’area giochi di Piazza Rino Gaetano.
La vittima sarebbe stata colpita ripetutamente non solo con calci e pugni, ma anche con mazze e spranghe. In particolare, Matalone e De Vincenti avrebbero utilizzato uno sfollagente retrattile per infierire sull’uomo, causandogli un trauma cranico e ferite lacero-contuse alla zona frontale, giudicate guaribili in dieci giorni.
Per questo episodio devono rispondere di lesioni personali aggravate dal concorso di più persone riunite e dall’uso d’armi improprie.
L’indagine s’è estesa alla gestione del locale Aqua Liquid Music, teatro d’ulteriori tensioni quella stessa notte, culminate in una sparatoria con l’uso di tre pistole:
il magistrato titolare del fascicolo d’indagine ipotizza una sistematica attività di favoreggiamento volta ad aiutare gli aggressori a eludere le investigazioni.
Gli allora gestori del locale, Cataldo Stasi di 66 anni e i figli gemelli Antonio Stasi e Giuseppe Stasi di 36, sono accusati d’avere omesso di segnalare i fatti alle forze dell’ordine e d’avere reso dichiarazioni reticenti per minimizzare l’accaduto. Avrebbero inoltre tollerato l’occultamento, all’interno del loro locale, di mazze, bastoni e spranghe di ferro usati per la spedizione punitiva.
Gli addetti alla sicurezza del locale, Salvatore Romano di 45 anni e Giovanni Magistro di 36, sono indagati per aver negato d’avere percepito eventi anomali, nonostante le immagini di video-sorveglianza mostrassero l’esplosione di colpi d’arma da fuoco e la fuga degli avventori.
Quella notte di metà giugno, infatti, non vi fu solo quel feroce pestaggio, ma pure una sparatoria compiuta addirittura con tre pistole diverse all’indirizzo d’un 35enne pluripregiudicato:
contro la vittima, che per sua fortuna si trovava a bordo della sua auto, una Mercedes, vennero esplosi più d’una decina di colpi, che s’infransero contro la carrozzeria e i cristalli della vettura mentre il bersaglio umano rimasto miracolosamente illeso sfrecciando s’allontanava dal lungomare. direttore@altrepagine.it