Le “verità sospese” dei due ex boss: dopo “Santa Tecla” e “Stop”, un lungo silenzio prima del cataclisma

CORIGLIANO-ROSSANO – Le ultime vennero battezzate con l’aureola di Santa Tecla e col comando che impone di fermarsi, Stop. Parliamo oramai, rispettivamente, di ben 16 e 13 anni or sono. E di certo la ‘ndrangheta a Corigliano-Rossano non s’è santificata né s’è fermata. Sicuramente s’è auto-rigenerata dopo aver subito quelle due maxi-ondate d’arresti, processi e condanne.
Le ultime vere e proprie maxi-inchieste anti-‘ndrangheta condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che hanno riguardato Corigliano-Rossano – al tempo due città distinte -, a parere di qualsiasi importante osservatore delle cose criminali di questo grand’angolo di Calabria, sono oramai “storia”.
La Dda ha continuato certamente a lavorare sul fronte della lotta alla ‘ndrangheta in quella che adesso è la grande città jonica, e d’inchieste che possiamo definire “inchieste spezzatino” ve ne sono pure state in questi ultimi tre lustri. Facendo luce, ad esempio, su alcuni omicidi assai datati, ma anche su alcuni recenti, su traffici di droga e singole estorsioni. Purtuttavia, nessuna di queste inchieste ha finora disvelato le ultime “gerarchie” ‘ndranghetiste. Che, a carte coperte, ai magistrati antimafia di Catanzaro che lavorano su Corigliano-Rossano e sul grande comprensorio della Sibaritide-Pollino sono certamente già note, anche alla luce dei ben 13 morti ammazzati (che non hanno risparmiato anche qualche vittima innocente) che si sono susseguiti negli ultimi 8 anni.

Il procuratore capo dell’Antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio
C’è un importante elemento che da tempo è oggetto non solo di riflessione, ma anche di discussione tra gli osservatori più qualificati del fenomeno criminale locale, e pone degl’interrogativi:
dalla tarda primavera del 2021 – quindi da ben 5 anni – la giustizia antimafia gode della collaborazione di due fuoriusciti di ‘ndrangheta di grossissimo calibro, due “pentiti”, uno di Rossano e l’altro di Corigliano.
Parliamo, ovviamente, del 47enne Nicola Acri (nella foto d’apertura, a destra), l’ex superboss che fu a capo della ‘ndrina rossanese, oltre ad essere stato lo spietato killer dagli occhi di ghiaccio al servizio della ‘ndrangheta jonica e con ogni probabilità non solo di questa, e del 59enne Ciro Nigro (nella foto d’apertura, a sinistra), pure lui uomo “d’azione” e autore d’efferati omicidi.
Su alcune delle “inchieste spezzatino” degli ultimi anni, le loro confessioni, rivelazioni e dichiarazioni si sono perfettamente incrociate, riscontrandosi a vicenda e riscontrando elementi investigativi autonomi dei magistrati antimafia.
Acri e Nigro sono stati determinanti a sortire alcune condanne all’ergastolo inflitte dai giudici (in primo grado) negli ultimi mesi.
Le loro ex carature criminali, a parere di qualsiasi osservatore esperto, certamente celano nelle mani dei magistrati della Dda catanzarese segreti tali da poter provocare un terremoto giudiziario senz’alcun precedente a Corigliano-Rossano, nella Piana di Sibari e anche oltre.
Acri e Nigro sono senz’alcun dubbio depositari di notizie finora oscure e ben nascoste, che potrebbero far emergere responsabilità e commistioni finora mai immaginate oltre che non conosciute, e da nessuno prima mai rivelate.
Cassano Jonio negli ultimi 5 anni è stata interessata da alcune maxi-inchieste – Kossa, Athena, Athena 2, Last bird e Gentlemen 2 (quest’ultima ha riguardato anche Corigliano) – che hanno messo in ginocchio l’alleanza di comuni interessi tra le due storiche compagini di ‘ndrangheta facenti capo alle famiglie Abbruzzese e Forastefano, tra esse un tempo acerrime nemiche e combattutesi a colpi di numerosissimi morti ammazzati dell’una e dell’altra parte. Di queste inchieste si conoscono carte e risultanze processuali, ma di Acri e Nigro, entrambi strettamente legati alla “fibbia” degli Abbruzzese, non v’è alcuna traccia.
All’“appello” dell’Antimafia manca dunque Corigliano-Rossano, di gran lunga più foriera d’interessi criminali rispetto a Cassano, all’Alto Jonio e all’area del Pollino.
Anche i più autorevoli tra gli osservatori del complesso fenomeno ‘ndranghetista locale concordano che 5 anni sono decisamente davvero troppi tra l’inizio della collaborazione con la giustizia di Acri e Nigro (per legge hanno dovuto verbalizzare nei primi 6 mesi tutto quanto di loro conoscenza) e l’attività investigativa relativa ai riscontri delle loro dichiarazioni.

Dell’imminenza del cataclisma giudiziario se ne fa un gran vociare già da tempo, ma, finora, di «prime luci dell’alba» con lampeggianti blu, sirene, manette e chiusure di celle a centinaia, non se ne sono viste… direttore@altrepagine.it