
CORIGLIANO-ROSSANO – Ci sono argomenti che dovrebbero unire, non dividere. Temi che meritano rispetto, serietà e soprattutto discrezione.
La disabilità è uno di questi.
Eppure, a Corigliano-Rossano, anche la sofferenza sembra essere diventata terreno di scontro, di propaganda, di ricerca di consenso.
Assistiamo a dichiarazioni che lasciano l’amaro in bocca, perché danno la sensazione che, anche davanti a problematiche così delicate, qualcuno stia semplicemente recitando una parte.
AltrePagine fu l’unico giornale a raccontare la vicenda di quell’associazione costituita pochi giorni prima della pubblicazione del famigerato bando per i bagnini comunali, evidenziando i rapporti di vicinanza con l’amministrazione del sindaco Flavio Stasi, e in particolare con l’assessore Costantino Argentino, e dei circa 40 mila euro destinati al servizio.
Lo facemmo ponendo domande, senza pregiudizi, convinti che la trasparenza fosse un dovere nei confronti dei cittadini.
Oggi, però, il quadro appare ancora più desolante. Perché, al di là delle polemiche amministrative, ciò che colpisce è il continuo utilizzo della disabilità come strumento di battaglia politica e mediatica. E questo non è accettabile.
Per una semplice questione di pubblica decenza si dovrebbero evitare fotografie, post e passerelle costruite per rispondere agli attacchi, soprattutto quando i protagonisti sono persone fragili.
Quei sorrisi ostentati, spesso più funzionali ad accaparrarsi consenso, voti o finanziamenti che a risolvere davvero i problemi, finiscono per mortificare proprio chi dovrebbe essere tutelato.
Se un servizio essenziale termina alle 19 in punto e alle 19 e un minuto una persona non può più usufruirne, significa che qualcosa non funziona. Ed è su questo che bisognerebbe concentrare il dibattito, cercando soluzioni concrete invece d’alimentare una continua guerra d’immagine.
Non vogliamo tornare sulla questione dell’associazione “nata” a ridosso del bando. Ognuno agisce secondo la propria coscienza e sarà chiamato a rispondere delle proprie scelte. Ciò che preoccupa oggi è vedere una gara a chi s’indigna di più, con prese di posizione di persone che, forse, non hanno mai affrontato realmente le difficoltà quotidiane della disabilità.
Non serve scomodare grandi sociologi per comprendere il livello del palcoscenico che stiamo vivendo. Basta osservare la realtà:
troppa rappresentazione e troppo poca sostanza.
Per fortuna esiste ancora un’altra città. Quella fatta di volontari autentici, operatori, famiglie e cittadini che lavorano ogni giorno nel silenzio, senza cercare una fotografia o un post da pubblicare. Persone che fanno del bene senza trasformarlo in uno strumento di consenso. Ed è da loro che bisognerebbe ripartire. Perché la disabilità merita rispetto, non spettacolarizzazione. Merita servizi efficienti, non campagne d’immagine. Merita dignità, sempre. direttore@altrepagine.it