SIBARI – Destra, sinistra, centro. Nella nostra Sibaritide non importa se sei al potere o (momentaneamente) all’opposizione. Il pubblico messaggio di solidarietà che non serve a una mazza è sempre lì, pronto, in agguato, per uscire giusto un attimo dopo l’attentato. Tanto è sempre lo stesso da un trentennio, si copia e s’incolla, con le medesime inconcludenti banalità scritte una volta per tutte. E per tutti coloro che hanno subito un attentato intimidatorio o un “avvertimento”.

Chi oggi nella Sibaritide è al potere e la Sibaritide fino all’altro ieri la raccontava in modo nudo e crudo, lo sa bene e anche meglio di noi, ma fa finta di non saperlo, fa finta d’esserselo scordato. E s’è adeguato. 

Qui serve una voce che s’alzi sempre unita ad atti quotidiani, non solo quando un episodio grave bussa alla porta di casa e rende impossibile voltarsi dall’altra parte.

Non bisogna aspettare che sia la giustizia a smuovere le coscienze, anche perché la giustizia è amministrata dagli uomini, e gli uomini, per loro natura, non sono infallibili.

Esiste una responsabilità morale che dovrebbe precedere qualsiasi sentenza, una responsabilità che appartiene alla politica, alle istituzioni e a ogni cittadino.

Eppure ci si “indigna” solo quando conviene. Si pubblica il post di circostanza contro la criminalità, s’esibisce il messaggio solidale, e così si partecipa dalla prima fila al rito della (finta) indignazione collettiva.

Il giorno dopo, tutto come prima e più di prima:

la giacca ben stirata, il sorriso per la foto di rito e la ricerca del consenso come se nulla fosse accaduto.

La Sibaritide non ne ha bisogno di falsa indignazione a tempo:

ha bisogno di coraggio e di amministratori veri, incarnati da persone disposte a scegliere da che parte stare ogni giorno, non solo quando i riflettori sono accesi. Perché il cambiamento non si costruisce con un post sui social, ma con comportamenti quotidiani e la forza dell’esempio.

Questa terra ha bisogno d’esempi, non di vetrine. Non di selfie continui, di sorrisi di circostanza, di giacche impeccabili e capelli sempre in ordine davanti all’obiettivo. Non di finanziamenti a pioggia né di canali preferenziali riservati ai soliti noti.

Questa terra necessita d’una classe dirigente capace di dare l’esempio che nessuno finora qui ha dato a nessuno, capace d’assumersi responsabilità, di dimostrare coi fatti che un cambiamento positivo è possibile. Perché non sono le migliaia di voti raccolti alle elezioni né i milioni di euro “intercettati” né qualche chilometro d’asfalto inaugurato col taglio del nastro a restituire dignità e civiltà a una terra costretta ogni giorno a rincorrere le proprie emergenze.

Non sono le poltrone occupate dagli amici più potenti a costruire una rete sana e non è la propaganda a generare fiducia nei cittadini:

qui servono risolutezza, scelte nette e prese di posizione forti. Anche – anzi, soprattutto – quando sono scomode e potrebbero farti perdere quella fetta di consenso che t’è stata determinante. Quella infetta. Quella marcia. Buona domenica a tutti. direttore@altrepagine.it   

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.