CATANZARO – S’è chiuso anche il secondo capitolo giudiziario per la violenta doppia rapina consumatasi all’interno del supermercato Simply Sma di Via Walt Disney allo Scalo coriglianese di Corigliano-Rossano agl’inizi di ottobre dell’anno scorso.

La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha rideterminato la pena nei confronti del 36enne di nazionalità marocchina Bya Abdelatif, condannandolo a 3 anni e sette mesi di carcere.

L’uomo era stato giudicato colpevole in primo grado col rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari, che gli aveva inflitto 3 anni e otto mesi, un mese di pena in più.

Le violente sequenze dei fatti

Il marocchino era entrato nell’esercizio commerciale con l’intento d’appropriarsi d’una bottiglia di liquore, occultandola all’interno dei pantaloni:

il movimento non era però sfuggito al titolare del supermercato, l’imprenditore 54enne del luogo Fabio Olivieri, che l’aveva sorpreso nel tentativo di superare le casse.

A quel punto la situazione era degenerata:

per assicurarsi la fuga e il profitto del furto, l’immigrato aveva aggredito Olivieri colpendolo ripetutamente con violenti pugni al viso, stringendogli con forza le dita della mano destra e strattonandolo fino a farlo cadere a terra.

Prima di scappare, l’aggressore aveva inoltre estratto un coltello, puntandolo contro la vittima.

La violenza era proseguita anche all’esterno del negozio, dov’era intervenuto un passante, il 39enne del posto Leonardo Bonafede, nel tentativo di difendere Olivieri e di bloccare il malvivente, ma il marocchino aveva indirizzato l’arma anche contro di lui, minacciandolo e rapinandolo dello smartphone per poi far perdere temporaneamente le sue tracce.

L’immediato intervento dei carabinieri in forza alla Sezione operativa e radiomobile del Reparto territoriale aveva fatto scattare le indagini, culminate in poco tempo con l’individuazione e l’arresto del rapinatore.

La sede della Corte d’Appello di Catanzaro

Il processo: dovrà risarcire i danni

Nel processo, Bonafede s’è costituito parte civile col patrocinio dell’avvocato Giuseppe Vena, chiedendo il risarcimento dei danni materiali e morali subiti a causa dell’aggressione (scelta non condivisa da Olivieri, che ha preferito non costituirsi in giudizio).

La linea della difesa di Bonafede ha retto in entrambi i gradi di giudizio:

i magistrati hanno infatti confermato per il trentanovenne il diritto al risarcimento dei danni, che dovranno essere liquidati dall’imputato.

Evaso dagli arresti domiciliari, disse al fratello per telefono che voleva fuggire, ma poi era rientrato

Frattanto, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato in merito all’aggravamento della misura cautelare dal regime degli arresti domiciliari alla custodia in carcere a seguito d’una sua evasione.

A nulla, infatti, è valso, il rientro spontaneo dell’uomo nella sua abitazione dopo un suo prolungato allontanamento:

le sue stesse dichiarazioni telefoniche hanno convinto i giudici della concreta volontà di sottrarsi alla giustizia.

Bya Abdelatif ha dunque visto sfumare la possibilità di mantenere il regime detentivo attenuato:

secondo quanto ricostruito dai provvedimenti giudiziari, infatti, il rapinatore s’era allontanato per un cospicuo intervallo temporale dal proprio domicilio, e, durante l’assenza, attraverso una conversazione telefonica col fratello successivamente tradotta dalla lingua araba, aveva esplicitamente manifestato l’intenzione di non voler fare ritorno a casa e di volersi sottrarre alle conseguenze legali della condanna subita,nonostante che in un secondo momento il fuggitivo avesse deciso di fare spontaneamente rientro a casa, dov’era stato poi arrestato dai carabinieri.

La sentenza della Cassazione

Già il Tribunale del riesame di Catanzaro, lo scorso 3 marzo, aveva confermato il provvedimento d’aggravamento cautelare in carcere emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, ma l’avvocato difensore del marocchino aveva formalizzato ricorso in Cassazione, eccependo la violazione di legge e il vizio di motivazione.

Il difensore sosteneva che i giudici di merito avessero omesso di valutare la condotta nella sua interezza, focalizzandosi unicamente sul momento dell’allontanamento senza attribuire il giusto peso al comportamento collaborativo del rientro spontaneo. Elemento, questo, che, sempre a detta della difesa, avrebbe dovuto qualificare l’evasione come una trasgressione di «lieve entità», tale da consentire l’applicazione di misure intermedie meno afflittive, come il braccialetto elettronico di sicurezza.

La seconda sezione penale della Cassazione ha tuttavia smontato l’impianto difensivo, dichiarando il ricorso totalmente inammissibile:

i giudici di legittimità hanno ricordato come il loro “controllo” sia limitato alla verifica della coerenza logica e giuridica della motivazione fornita dal Tribunale del riesame, senza possibilità d’effettuare un nuovo esame di merito sulle esigenze cautelari.

Nel caso specifico, la Cassazione ha ritenuto ineccepibile la motivazione espressa dal Tribunale di Catanzaro:

i giudici calabresi avevano infatti correttamente evidenziato la spiccata pericolosità sociale del marocchino, desumibile dall’indole violenta manifestata proprio nella doppia rapina a mano armata d’inizio ottobre dell’anno scorso, nonché la sua totale insofferenza alle prescrizioni dell’autorità giudiziaria.

Il pericolo di fuga è stato ritenuto pienamente sussistente e attuale proprio in virtù del timore manifestato dall’uomo di finire in carcere, elemento che scavalca logicamente il pur spontaneo ravvedimento del rientro a casa.

Oltre alla dichiarazione d’inammissibilità del ricorso e al definitivo mantenimento della custodia in carcere, la Suprema Corte ha condannato Bya Abdelatif al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria pari a 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.