di Rossella Vaccaro

SIBARI – Se pensavate che il vino calabrese servisse a fare economia, andate avanti con i selfie

Oggi serve a finanziare l’autostima di Roberto Occhiuto e la campagna elettorale permanente di Gianluca Gallo. Rigorosamente con i vostri soldi.

Mentre al Parco archeologico di Sibari va in scena il terzo capitolo di Vinitaly and the City, l’unica cosa veramente ad alta gradazione alcolica sono le dichiarazioni della nostra giunta regionale.

Roberto Occhiuto, visibilmente ebbro di sobria modestia, ha sentenziato davanti ai microfoni:

«In Calabria siamo più bravi che in Veneto». Sipario.

Il Veneto, che fattura miliardi con l’export e ha le autostrade a quattro corsie, trema davanti alla Calabria. Quella stessa Calabria dove se un produttore deve spostare tre casse di Magliocco da una cantina all’altra deve chiedere un permesso speciale alla NASA per superare i cantieri della Statale 106 o le buche della trasversale.

Va bene l’autostima, Presidente, ma scambiare il Tavernello per il Cristal inizia a diventare un problema di salute pubblica!

Vedere il Parco archeologico di Sibari – dove i greci inventarono la civiltàtrasformato in una sagra deluxe con i Dj set è fallimento culturale totale!

Avanti, qui si beve e si balla!

Millenni di storia ridotti a un mero sfondo instagrammabile per i monologhi estenuanti di una classe politica che se non ha un nastro tricolore da tagliare o un selfie con il calice in mano va in crisi d’astinenza da visibilità. Hanno trasformato le rovine archeologiche in una discoteca per consiglieri regionali a caccia di una preferenza. Che classe, che stile, che decadenza!

Questo è il colpo di genio della finanza pubblica calabrese.

La Regione non promuove il territorio, ma affitta i marchi di Verona.

Andate a leggervi le carte e la meravigliosa Determina Arsac n. 1027 del 16 luglio 2026:

affidamento diretto in esclusiva, senza mezza gara pubblica, per centinaia di migliaia di euro (che diventano milioni se calcoliamo l’intero pacchetto promozionale annuale) girati direttamente sui conti di Veronafiere.

Avete capito come funziona il “Modello Calabria”?

Prendiamo le tasse dei calabresi e le bonifichiamo in Veneto per avere il permesso di esporre il vino a Sibari. Finita la festa, i soldi restano a Verona, le sbronze di vanità a Catanzaro e ai produttori locali rimangono solo i bicchieri di plastica da raccogliere.

Geni assoluti!

L’assessore Gallo sale sul palco con la spilletta d’ordinanza e farfuglia di «radici che diventano marchio competitivo».

Peccato che appena spenti i riflettori del villaggio turistico della politica, le aziende agricole della Piana di Sibari stiano morendo di sete.

Un noto gruppo di politicanti locali di seconda, terza e quarta linea: tutti presenti!

I viticoltori lottano ogni giorno contro la burocrazia lumaca della Regione, la mancanza cronica di acqua nei campi e costi di produzione da suicidio commerciale.

Ma ehi, perché risolvere i problemi strutturali dell’agricoltura quando puoi farti fotografare mentre fai roteare un calice di rosso facendo finta di capirne qualcosa?!

Cin cin, Calabria! redazione@altrepagine.it