Il mega-evento enologico blindato con dispiegamenti di forze dell’ordine degni d’un summit internazionale, mentre i cittadini fanno i conti con criminalità e insicurezza

SIBARI – Una parata di divise impeccabile, reparti dei carabinieri a cavallo che sembrano usciti da un film d’epoca e pattuglie composte da militari così fisicamente prestanti da ricordare il primo Sylvester Stallone in “Rambo”.
L’edizione del Vinitaly ospitata a Sibari s’è presentata al pubblico non solo come una vetrina d’eccellenze vinicole, ma anche come uno degli eventi più “militarizzati” d’Italia. Una dimostrazione di forza muscolare e scenografica che, tuttavia, lascia l’amaro in bocca ai residenti della Sibaritide.
Il contrasto tra la sicurezza “da esposizione” garantita all’evento e la realtà quotidiana del territorio è infatti stridente, e solleva una domanda spontanea:
a chi serve davvero questo enorme dispiegamento di forze?
Mentre i visitatori del Vinitaly potevano sorseggiare calici di Magliocco sotto lo sguardo rassicurante e fiero dei carabinieri a cavallo, a pochi chilometri di distanza i cittadini della Sibaritide continuavano (e continuano) a sentirsi abbandonati a loro stessi.
La cronaca vera racconta una storia completamente diversa, fatta d’episodi di disordine pubblico, microcriminalità, vandalismo, e d’una percezione d’insicurezza che cresce di giorno in giorno.
La presenza massiccia e “scenografica” delle forze dell’ordine serve a tutelare l’immagine politica e mediatica del mega-evento, ma non a prevenire i reati che si commettono sul territorio.
Finita la passerella e spenti i riflettori del Vinitaly, le pattuglie se ne vanno, lasciando le strade della Sibaritide sguarnite e i cittadini a fare i conti coi soliti problemi d’ordine pubblico.
La percezione della popolazione è quella d’una disparità inaccettabile:
lo Stato c’è, se c’è da far fare bella figura a quel sedicente ministro della cultura che non sa nemmeno che Spoleto non è una provincia e fa una figura di merda (figuriamoci che minchia può saperne di Sybaris!) e al cognato o ex tale, perché quello più che un ministro dell’agricoltura sono le braccia d’un cognato o ex tale rubate al settore…
Sparisce, però, lo Stato, quando si tratta di pattugliare le aree urbane degradate o prevenire le tensioni sociali.
Nessuno mette in dubbio l’importanza di garantire la sicurezza durante una manifestazione come il Vinitaly, ma l’ordine pubblico non può essere gestito a “intermittenza” o a fini puramente estetici.
I muscoli e i cavalli visti in fiera a scortare l’assessore dei 33 mila voti servono nelle strade di tutti i giorni, dove i cittadini chiedono una presenza costante e non una sfilata promozionale.
La Sibaritide ha bisogno di risposte strutturali, di risorse umane nelle caserme e nei posti di polizia locali e d’un controllo del territorio che duri 367 giorni l’anno.
Finché la sicurezza sarà trattata come un accessorio per i grandi eventi, gli allarmi rimarranno inascoltati e i cittadini continueranno a sentirsi comparse in un territorio che meriterebbe ben altra attenzione! direttore@altrepagine.it