Nell’interrogatorio di stamane Yassine Elhani ha ammesso d’aver bevuto un’intera bottiglia di liquore e d’avere fumato spinelli, ma la sua versione dei fatti non è stata ritenuta credibile dal giudice delle indagini preliminari: è pericoloso e deve rimanere in carcere

CASTROVILLARI – Resta nel carcere di Castrovillari Yassine Elhani, il 38enne pluripregiudicato di nazionalità marocchina (foto) protagonista dei gravissimi fatti della notte tra lunedì e martedì scorsi alla Marina di Schiavonea di Corigliano-Rossano.

L’ha deciso il giudice delle indagini preliminari del Tribunale castrovillarese, Luca Fragolino. Che, a seguito dell’udienza per la convalida dell’arresto e l’interrogatorio di garanzia tenutasi proprio in carcere stamane, ha emesso nei suoi confronti l’ordinanza applicativa della massima misura cautelare per le gravissime accuse che pendono sul suo capo, proprio per come formulate dal sostituto procuratore castrovillarese Luca Primicerio:

evasione pluriaggravata, tentato omicidio, resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, porto abusivo d’armi e danneggiamento aggravato.

Elhani, ch’era già sottoposto al regime della detenzione domiciliare nell’alloggio popolare di Viale Riccione dove si sono svolte le violente sequenze d’alcune notti fa (aveva il permesso da parte del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro di poter uscire di giorno per occuparsi d’attività benefiche con l’associazione di volontariato locale “Azzurra”), s’era arbitrariamente allontanato dall’abitazione in evidente stato d’alterazione psicofisica.

La ricostruzione dei fatti d’accusa e la versione “giustificativa” dell’indagato durante l’interrogatorio

Ha ammesso, Elhani, nel corso dell’interrogatorio da parte del giudice e alla presenza del suo difensore, l’avvocato Giuseppe Vena, d’avere bevuto un’intera bottiglia di liquore e d’avere fumato qualche spinello. E ha raccontato la propria versione giustificativa dei fatti, sostenendo d’avere dapprima polemizzato dal balcone col suo vicino di nazionalità algerina Ahmed Kemouche. Che, a suo dire, aveva parcheggiato la propria autovettura dietro la sua ostruendogli la possibilità di fare manovra per uscire. Poco dopo, sempre rispondendo alle domande del gip, Elhani ha detto d’essersi ritrovato davanti alla propria porta di casa, al buio, proprio il suo “rivale” che gli avrebbe scaraventato addosso uno sgabello, ferendolo, e, poco dopo, lui era sceso giù in strada dove c’era Kemouche che parlava al telefono e l’aveva affrontato.

Secondo la ricostruzione dei fatti effettuata dai carabinieri del Reparto territoriale e dal magistrato inquirente, Elhani aveva dapprima rivolto a Kemouche gravi offese in lingua araba, e, dopo un primo contatto fisico, s’era allontanato per poi ripresentarsi munito di un’asta di ferro lunga quasi un metro, con la quale ha tentato di colpire la vittima alla testa.

Kemouche era riuscito a fare scudo con una sedia di plastica, rimasta distrutta nell’impatto, ma Elhani, non “appagato”, era rientrato in casa per poi tornare armato di due grandi coltelli da cucina, uno dei quali con la lama di ben 22 centimetri, e, impugnando un coltello per mano e gridando ripetutamente minacce di morte, s’era scagliato nuovamente contro il “nemico”.

Soltanto la strenua difesa della vittima – arrivata a schermarsi con una seconda sedia di fortuna – aveva evitato il peggio. Kemouche ha infatti riportato ferite da taglio e lesioni dietro un orecchio – ricucitogli in ospedale con cinque punti di sutura – all’addome, a un avambraccio e a un ginocchio, giudicate guaribili in 10 giorni da parte dei medici dell’ospedale cittadino.

La notte di terrore di Viale Riccione

All’arrivo dei carabinieri, allertati dai vicini e trovatisi di fronte la vittima sanguinante sul marciapiede, Elhani s’era rifugiato in casa, e, dopo dieci minuti di “trattative” ed insistenze, l’indagato aveva aperto la porta tentando poi di barricarsi in bagno e spintonando violentemente un appuntato scelto.

Una volta che aveva raggiunto il piano superiore di casa, il marocchino aveva ostruito le scale con pannelli di cartongesso per impedire l’accesso alle forze dell’ordine e, una volta rintracciato sul terrazzo di copertura, aveva simulato il possesso di un’arma da fuoco gridando «Stasera vi sparo, è carica!», prima di sbarrare la porta d’accesso.

Poi aveva cominciato un fitto lancio di pesanti e pericolosi oggetti dal balcone verso la sede stradale:

vasi, piatti, pezzi di marmo e persino una bombola di gas con la valvola aperta, mettendo a serio rischio l’incolumità dei militari e dei cittadini presenti.

Diversi oggetti hanno danneggiato gravemente le autovetture parcheggiate in strada, tra cui una Bmw X4 ed una Fiat Stilo.

Di fronte al persistente rifiuto d’arrendersi e data la pericolosità della situazione, i carabinieri avevano fatto irruzione nell’abitazione e un vicebrigadiere s’era visto costretto a utilizzare il dispositivo a impulsi elettrici taser.

Colpito dai dardi, Elhani era stato finalmente immobilizzato, ammanettato e condotto prima al Pronto soccorso per la rimozione dei dardi e successivamente in carcere.

Il Tribunale di Castrovillari

Ecco cosa ha scritto il giudice nell’ordinanza carceraria di oggi

«L’azione lesiva, le armi impiegate e la veemenza dimostrata riscontrano appieno l’intento omicidiario. La ferita retroauricolare sfiorava arterie vitali, evitata nell’esito fatale solo dalla pronta reazione della vittima», ha scritto il gip Fragolino nell’ordinanza carceraria di oggi.

Il giudice ha condiviso appieno le risultanze investigative e le richieste avanzate dal sostituto procuratore Primicerio, sottolineando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per il tentato omicidio e rimarcando come la scarsa entità delle lesioni provocate sia stata determinata unicamente dal caso e dalla tempestiva difesa attiva opposta dalla vittima con le sedie di plastica.

È stata completamente rigettata la ricostruzione difensiva di Elhani, ritenuta non credibile e in contrasto con le testimonianze oggettive della figlia della vittima e dei proprietari delle auto danneggiate.

Valutata la manifesta incapacità dell’indagato di frenare i propri impulsi violenti, unita alla spregiudicatezza mostrata nell’evadere dalla detenzione domiciliare e nell’opporsi con forza ai carabinieri, il gip ha dunque disposto nei confronti di Elhani la custodia cautelare in carcere, ritenendola l’unica misura idonea a prevenire il concreto pericolo di reiterazione di reati analoghi o ancor più gravi. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.