CATANZARO – Si chiude con una sentenza di non doversi procedere la complessa vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto Mohamed Nassir, 41enne d’origine marocchina da anni residente a Corigliano-Rossano, noto con il soprannome di Alì. L’uomo, che in primo grado era stato condannato per furto di energia elettrica, è stato completamente prosciolto dalla Corte d’Appello di Catanzaro, tornando così in totale libertà.

La perquisizione e l’arresto

L’operazione era scattata nell’ambito d’un servizio di controllo del territorio condotto dalla polizia e finalizzato alla prevenzione e repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti. Durante la perquisizione nell’abitazione del 41enne, gli agenti avevano rinvenuto otto dosi di marijuana, accuratamente avvolte in un maglione e nascoste in un cesto di panni sporchi all’interno del bagno.

A tradire l’uomo, tuttavia, era stato il suo forte stato d’insofferenza e irrequietezza, manifestato sollecitando più volte i poliziotti a concludere rapidamente le operazioni. Il nervosismo ha indotto la polizia ad approfondire l’ispezione dell’immobile, portando alla luce un allaccio abusivo alla rete elettrica. L’irregolarità era stata poi confermata dai tecnici specializzati, che avevano accertato un collegamento diretto sulla linea mediante due cavi unipolari in rame.

Valutati i precedenti penali e la recidiva specifica nel reato di furto d’energia, gli agenti avevano fatto scattare l’arresto in flagranza di reato.

La sede della Corte d’Appello di Catanzaro

L’iter processuale: dal primo grado all’appello

Assistito dall’avvocato Giuseppe Vena, l’imputato aveva chiarito fin dalla fase delle indagini preliminari la propria posizione in merito alla sostanza stupefacente, dimostrandone la destinazione all’uso personale e scongiurando così l’accusa di spaccio.

Il processo era quindi proseguito dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari per il solo reato di furto aggravato d’energia elettrica. All’esito del dibattimento di primo grado, l’uomo era stato ritenuto colpevole e, concesse le attenuanti generiche, condannato alla pena di sei mesi di carcere.

La svolta in Corte d’Appello

Contro la decisione di primo grado, l’avvocato Vena ha proposto ricorso in appello, contestando la solidità del quadro probatorio e la sussistenza delle aggravanti (l’uso di mezzi fraudolenti e la violenza sulle cose per la manomissione della linea). La difesa ha inoltre eccepito l’improcedibilità dell’azione penale per mancanza di querela da parte della società erogatrice del servizio elettrico.

Le tesi difensive sono state pienamente accolte dai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro che, ribaltando integralmente la sentenza del Tribunale di Castrovillari, hanno pronunciato il non doversi procedere, scagionando definitivamente il 41enne da ogni addebito. redazione@altrepagine.it