SIBARI — Un quintale di cocaina pura legato a un unico grande filo rosso:

una rotta transnazionale che, partendo dalla Spagna, individua nel porto turistico dei Laghi di Sibari l’hub d’approdo strategico prima d’inondare le piazze di spaccio dello Jonio cosentino e non solo.

Un dettaglio inquietante, emerso dalle quasi mille pagine dell’ordinanza applicativa di misure cautelari firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Valeria Fedele, che lo scorso 10 luglio ha portato 21 persone in carcere e 2 agli arresti domiciliari nell’ambito della maxi-inchiesta denominata Whisper, condotta dal sostituto procuratore Giovanna Cannarile della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo del Salento, in Puglia.

La rotta marittima e lo “scalo” sibarita

Al centro delle attenzioni investigative della Dda leccese c’è una data ben precisa:

7 aprile 2023.

È quel giorno che le intercettazioni telefonico-ambientali degl’inquirenti catturarono i “sussurri” (in inglese, appunto, “whisper”) tra il 45enne di Lecce Davide Corlianò e il 35enne Giuseppe Ambrogio Condina, lui calabrese di Serra San Bruno in provincia di Vibo Valentia, entrambi finiti in carcere assieme ad altri 18 pugliesi e alcuni stranieri, ma gl’indagati sono in tutto 62.

Con Corlianò e Condina, in carcere sono finiti pure due personaggi di nazionalità albanese, un 33enne e un 31enne, residenti rispettivamente a Scanzano Jonico e a Policoro in quella Piana di Metaponto della provincia di Matera che frequentemente ha fatto emergere collegamenti criminali col locale di ‘ndrangheta di Cassano Jonio e la ‘ndrina di Corigliano per colossali traffici internazionali di droga e non solo.   

Nelle intenzioni del leccese e del vibonese intercettati, non c’era solo la gestione della quotidianità criminale, ma la pianificazione d’un vero e proprio salto di qualità strategico ed economico.

La spina dorsale del progetto?

L’arrivo – previsto per la fine di quel mese – d’un carico record di 100 chili di “coca” proveniente dalla Spagna. E il punto d’approdo prescelto non era un luogo casuale:

la costa calabrese dell’Alto Jonio, e, in particolare, il porto turistico dei Laghi, a Sibari. Un’infrastruttura dove il gruppo criminale poteva contare su un contatto chiave censito negli atti d’indagine come «Agostino» – oltre al nome di battesimo gl’interlocutori non dissero di più -, pronto a prendere in consegna l’ingente carico appena avesse toccato il suolo italiano.

La corsa alla “quota” salentina: 10 chili per 160 mila euro

Mentre il grande carico muoveva dalla penisola iberica verso la Sibaritide, Condina dava a Corlianò l’opportunità di “opzionare” una porzione di quell’enorme “torta bianca”:

10 chili.

Le cifre e le dinamiche finanziarie ricostruite dagl’investigatori in base all’intercettazione restituiscono la portata di quell’affare di droga:

il prezzo all’ingrosso era di 16 mila euro al chilo, l’acquirente avrebbe dovuto anticipare il 10%16 mila, appuntoper saldare tutto entro i successivi 60 giorni. Non solo. Il margine di profitto sul mercato sarebbe stato astronomico, dal momento che l’acquirente avrebbe rivenduto la droga a 40 mila euro al chilo, e in tal modo – spiegava – sarebbe riuscito ad azzerare anche un debito pregresso.

«Ma io già 5 li posso piazzare a ventidue, teniamo i soldi», si legge in un passaggio chiave intercettato, a testimonianza di come il carico di Sibari avesse già gli acquirenti pronti.

Da quelle intercettazioni emerge un altro dato inquietante:

l’approdo di Sibari era già stato ampiamente “collaudato” in passato.

Il piano d’arrivo della droga a Sibari rischiava tuttavia d’arenarsi all’ultimo miglio per il problema della liquidità immediata. Per “bloccare” la partita occorrevano infatti quei 16 mila euro d’acconto entro poche ore e la disperata caccia al contante portò a galla tensioni, tra «clienti» privi della somma richiesta e il disperato tentativo di far quadrare i conti prima che la “coca” spagnola toccasse la costa sibarita.

L’operazione Whisper ha disarticolato la “rete” prima che la rotta marittima potesse consolidarsi ulteriormente, confermando ancora una volta la centralità degli scali della Sibaritide come porte d’ingresso privilegiate per i grandi traffici internazionali di droga. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.