La Regione nega alla grande città jonica i fondi previsti per legge in otto anni mai erogati, anzi vuole proprio abrogare la legge. Le 7 mila firme del comitato per il ritorno all’autonomia sono blindate in attesa del giudizio del Consiglio di Stato del 1° ottobre, che potrebbe rivelarsi superfluo…

CORIGLIANO-ROSSANO – Quella che doveva essere una fusione oramai “consolidata”, si ritrova oggi al centro di un complesso “intrigo” politico e amministrativo. A distanza di 8 anni dalla nascita della grande città jonica di Corigliano-Rossano, le tensioni istituzionali mai sopite rischiano di riaprire una ferita che molti ritenevano oramai rimarginata, e invece…
Al centro della vicenda c’è un doppio binario:
da un lato, l’imminente pronunciamento della giustizia amministrativa, dall’altro, le contromosse legislative della Regione Calabria.

La cronistoria: lo scontro sulla democrazia diretta
La scintilla del nuovo contenzioso risale alla fine del 2022, quando il Comitato per il ritorno all’autonomia dei due ex comuni di Corigliano Calabro e di Rossano ha promosso una raccolta di firme tra i cittadini per indire un Referendum consultivo sulla scissione. L’iniziativa di democrazia dal basso ha tuttavia trovato la strada sbarrata dalla risposta del Consiglio regionale della Calabria:
un mese dopo l’avvio della sottoscrizione, la maggioranza di Centrodestra a Palazzo Campanella ha modificato il quadro normativo, introducendo una clausola di salvaguardia che blocca qualsiasi consultazione sulla “defusione” per almeno 15 anni.
Nonostante il divieto retroattivo, nel maggio 2023 il comitato referendario ha depositato circa 7 mila firme. Il conseguente rigetto degli uffici regionali ha aperto una battaglia giudiziaria sfociata prima al Tribunale amministrativo regionale e poi dinanzi al Consiglio di Stato, dove i giudici sono chiamati a pronunciarsi nell’udienza decisiva fissata per il 1° ottobre prossimo.

La battaglia di diritto: regole del gioco e legittimo affidamento
I legali del comitato referendario sostengono che la modifica legislativa approvata in itinere dalla Regione violi il principio del legittimo affidamento dei cittadini, alterando le condizioni di partecipazione democratica a iter già avviato e ponendosi in potenziale contrasto coi principi stabiliti dagli articoli 3, 5 e 123 della Costituzione.
Spetterà dunque al Consiglio di Stato stabilire se la norma retroattiva del 2022 rappresenti una legittima scelta dell’ente regionale o se, al contrario, costituisca una limitazione impropria del diritto di partecipazione popolare.
Lo scenario di svolta: l’abrogazione della legge regionale
A complicare la faccenda – e al contempo a spianare la strada a un possibile colpo di scena – è la proposta d’abrogazione della Legge Regionale n. 15 del 2006 formalizzata nei giorni scorsi dalla stessa maggioranza di Centrodestra in Consiglio regionale. Motivata ufficialmente con l’esigenza di razionalizzare le risorse di bilancio legate ai finanziamenti mai erogati per le fusioni.
Il riferimento è all’articolo 5 quinquies della legge, che stabilisce, fatte salve le contribuzioni statali, che la Regione Calabria eroghi per i dieci anni successivi alla fusione degli appositi contributi finanziari straordinari, nella misura prevista dal programma regionale di riordino territoriale.
La città di Corigliano-Rossano è nata nel marzo del 2018 e il decennio di finanziamenti regionali – finora mai erogati al Comune – si chiude nel 2028.
Lo scorso 9 luglio il sindaco Flavio Stasi ha formalmente diffidato la Regione richiedendo l’erogazione di tali contributi, ma il 27, diciotto giorni dopo, i capigruppo di maggioranza in Regione hanno presentato una proposta finalizzata ad abrogare quell’apposita legge.
Le opposizioni in Consiglio regionale (Partito democratico e Movimento 5 stelle in particolare) contestano tale scelta politica, evidenziando che cancellare la legge crei un vuoto sui diritti e sulle risorse già maturate dal Comune dal 2018 a oggi.

Il sindaco Stasi
Resta da capire cosa ne sarà dei fondi arretrati dovuti a Corigliano-Rossano prima dell’eventuale abrogazione e se la proposta passerà o meno il vaglio del Consiglio regionale.
L’abrogazione della legge regionale a mo’ di cavallo di Troia legislativo potrebbe generare effetti a catena:
primo, poiché la clausola ostativa introdotta nel 2022 era un emendamento integrato direttamente nella legge del 2006, la sua abrogazione travolgerebbe automaticamente il vincolo che impedisce il Referendum fino al 2033;
secondo, un eventuale “via libera” del Consiglio regionale prima del giudizio amministrativo renderebbe superato il ricorso in Consiglio di Stato, facendo cadere le motivazioni del diniego espresso dagli uffici regionali nel 2023;
terzo, in assenza dello sbarramento temporale, gli organi regionali sarebbero tenuti a riprendere in esame i faldoni delle firme depositate tre anni fa, avviando le normali procedure di verifica.
Qualora l’iter normativo si sblocchi e le firme ottengano il via libera definitivo, l’ipotesi di chiamare la popolazione alle urne per esprimersi sul destino di Corigliano-Rossano tornerà ad essere una possibilità concreta.
La parola fine sulla discutibile e discussa fusione tra Corigliano e Rossano verrà scritta dai giudici con una sentenza o dai cittadini nelle urne? direttore@altrepagine.it