Distrutto nottetempo un agrumeto della nota famiglia d’imprenditori di Corigliano-Rossano. Indagini dei carabinieri e solidarietà sul posto dal sindaco di Cassano Jonio e dagli amici di Forza Italia 

SIBARI – Venticinque anni fa, nella grande azienda agricola di contrada Stombi a Sibari, catastalmente compresa nel foglio di mappa numero 66 del Comune di Cassano Jonio e ora come allora di proprietà dei fratelli Federico di Corigliano-Rossano, la ‘ndrangheta era padrona.

V’entrava quando e come voleva, poiché ne possedeva le chiavi dei cancelli per la cosiddetta guardianìa, quell’ancestrale pratica estorsiva ora come allora diffusa a tappeto tra le migliaia e migliaia d’aziende – piccole, medie e grandi – che rappresentano l’opulenta agricoltura della Piana di Sibari.

Nell’azienda dei Federico, il 5 febbraio del 2001, la ‘ndrangheta consumò addirittura un silenzioso omicidio a colpi di pistola. Un cruento fatto di sangue che ha cominciato a fare rumore solo ventidue anni dopo, il 16 ottobre 2023, quando la magistratura antimafia chiuse finalmente il cerchio delle indagini su una delle tante cosiddette lupare bianche compiute nella Sibaritide, quella che vide sparire per sempre un piccolo pregiudicato di Rossano, il 29enne Andrea Sacchetti, sulla scorta delle confessioni di due importanti “pentiti” di ‘ndrangheta, il 47enne ex superboss a capo della ‘ndrina di Rossano, Nicola Acri detto Occhi di ghiaccio, e il 59enne Ciro Nigro, ex “uomo d’azione” della ‘ndrina di Corigliano, entrambi allora fedeli ai capi-‘ndrangheta del locale di Cassano ed ergastolani per altri omicidi commessi.

Per l’omicidio Sacchetti, il 6 ottobre dell’anno scorso è arrivata la condanna all’ergastolo in primo grado nei confronti del 72enne boss coriglianese Rocco Azzaro, che, secondo le risultanze processuali, fu colui il quale fece a pezzi il cadavere della vittima per poi disperderne i macabri resti proprio nell’azienda agricola dei Federico.

Condannato a 9 anni e quattro mesi il collaboratore di giustizia Acri, che fu colui che accompagnò Sacchetti in auto nell’azienda agricola, mentre il collaborante Nigro, che venne chiamato lì dai “compari” solo dopo che il cadavere era stato occultato per aiutarli a disfarsi degl’indumenti della vittima ed accompagnarli a casa, per quel delitto non è finito a processo.

LEGGI ANCHE:

TUTTI I PARTICOLARI | Ecco l’azienda agricola dove fu ammazzato e sotterrato Andrea Sacchetti

Oggi l’azienda Federico è balzata nuovamente alla ribalta della cronaca per un gravissimo atto di danneggiamento. Di stampo ‘ndranghetista, perché mani di ‘ndrangheta sovente hanno compiuto atti di danneggiamento dello stesso genere:

circa cento giovani piante d’agrumi sono state tagliate nottetempo con un’accetta. Una coltivazione d’arancio biondo della varietà L7 piantata in tempi assai recenti.

Sul fatto sono in corso indagini finalizzate a chiarire il movente e a individuare responsabili ed eventuali mandanti da parte dei carabinieri della Compagnia di Cassano Jonio guidata dal capitano Chiara Baione.

Il comandante dei carabinieri Chiara Baione

La nota famiglia d’imprenditori agricoli è costituita da persone tutte incensurate:

uno dei fratelli, Franco, in passato ha ricoperto la carica di consigliere comunale nell’ex Comune di Corigliano Calabro, mentre la moglie Marika Reale, anch’ella socia, è impegnata sia in politica che nell’associazionismo. Il naturale interesse verso il profitto della loro grossa azienda li rende politicamente ed elettoralmente vicini a chi politicamente ed elettoralmente “regna” nel grande universo mondo che gravita attorno all’agricoltura calabrese. Oggi, ovviamente, al potentissimo assessore regionale di Forza Italia Gianluca Gallo di Cassano Jonio, campione assoluto di preferenze che di tornata in tornata elettorale vede accrescere numericamente sempre più i propri consensi.

Numerose sono state le manifestazioni formalmente in tema d’agricoltura, ma sostanzialmente parate elettorali finalizzate a drenare i voti dei dipendenti e delle loro famiglie, tenutesi nella loro azienda, molto ben accreditata anche dalla Uila, il sindacato dei lavoratori agricoli della Uil, che v’ha finanziato all’interno l’allestimento d’un asilo nido e non solo.

L’imprenditore agricolo Franco Federico e l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo

Il sindaco di Cassano, Gianpaolo Iacobini, storico delfino dell’assessore regionale Gallo, stamane ha raggiunto l’azienda insieme alle consigliere comunali Annamaria Bianchi e Ida Spezzano (nella foto d’apertura), incontrando Franco Federico, il figlio Mario e gli operai dell’azienda colpita dal raid:

«L’azienda agricola Fratelli Federico rappresenta un esempio di serietà, responsabilità e impegno nella valorizzazione del nostro territorio», ha detto pubblicamente Iacobini, che ha aggiunto, «quanto accaduto è un fatto gravissimo che offende non soltanto la dignità e gli interessi dell’impresa, ma l’intera Cassano e tutta la Sibaritide;

le istituzioni saranno sempre al fianco delle aziende sane, di chi investe, crea occupazione e contribuisce alla crescita della comunità, perché la tutela della legalità è un valore irrinunciabile e su questo non arretreremo di un solo passo».

Solidarietà ai Federico, attraverso un comunicato stampa congiunto, è stata espressa anche dalla presidente del Consiglio comunale cassanese, Sofia Maimone, e dal commissario di Forza Italia di Sibari, Francesco Celiberto. E, naturalmente, dall’assessore regionale Gallo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.